Mercoledì, 21 Ottobre 2015 17:24

Consiglio di Stato: chi sarà "l'onesto" che presiederà un organo in grado di gestire ben 500 miliardi di euro? In evidenza

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Nei corridoi di Palazzo si sta già complottando per l'elezione del Presidente del Consiglio di Stato, una carica importante perchè potrà influire sulla gestione di 500 miliardi dei nostri soldi. Tuttavia, per adesso, la poltrona resta vacante: perchè?

Editoriale di Maria Melania Barone
ROMA
- Le voci di palazzo in questi giorni insistono attorno alla poltrona di Presidenza del Consiglio di Stato, una carica delle più importanti per l’amministrazione di questo paese dati i suoi enormi poteri. Il Consiglio di Stato può intervenire su tutto, può permettersi di bocciare appalti o progetti. Ha una duplice natura perché oltre ad essere unico organo Consultivo del Governo, è anche giudice di seconda istanza per le decisioni del Tar quindi organo di autogoverno della magistratura amministrativa. Ma soprattutto il Consiglio di Stato gestisce 500 miliardi di euro in quanto è in grado di intervenire su tutto. Ed è proprio questo che non sta bene a Renzi che, proprio qualche giorno fa, ha dichiarato di voler intervenire sui Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) perché non ammissibile che “intervengano su tutto”.

RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Che la riforma della pubblica amministrazione sarebbe stata ancora una volta “lacrime e sangue”, si era già intuito durante la stesura del testo della Buona Scuola, in particolare per il punto relativo all’iscrizione degli insegnanti nel libro di mobilità dove sarebbero rimasti per tre anni. E dopo? E dopo non si sa, perché quello che sarebbe successo a questi insegnanti, sarà opportunamente deciso durante la riforma della pubblica amministrazione, che è quella che intende fare Renzi dopo aver approvato la legge di stabilità. Ma oltre a inserire la decisione sulle sorti lavorative di quei poveri insegnanti, Renzi lascia intendere che sarà necessaria anche una riforma sulle funzioni del Consiglio di Stato.  Appare ben chiaro che, alla poltrona di Presidenza del suddetto organo debba sedersi una persona che non sia del tutto inviso al premier e ai ministri. Insomma: “uno che sappia mediare tra il Consiglio di Stato e Palazzo Chigi”. E’ sulla base di quest’ottica che in queste ore, tra i corridoi di palazzo si ascoltano alcuni nomi riportati in un articolo de Il Fatto Quotidiano: “Stefano Baccarini (primo in base al criterio di mera anzianità), Sergio Santoro (già a capo dell’Autorità sugli appalti inglobata nelle competenze di Raffaele Cantone) e Alessandro Paino (in passato sottosegretario del governo di Romano Prodi e che di recente era dato in corsa per la segretaria generale del Quirinale al posto di Ugo Zampetti)”.

Tuttavia, il nome avanzato da Il Fatto Quotidiano in un articolo dell'11 settembre fuori da qualsiasi virgolettato, è quello di Filippo Patroni Griffi, un super-tecnico esperto di diritto e processo amministrativo oltre che di organizzazione del lavoro pubblico, già collaboratore di ministri come Cassese, Bassanini, Amato e Frattini, ed ex ministro alla Funzione Pubblica durante il governo Monti. Testualmente, sul Fatto si legge: “Ma la vera mossa a sorpresa sarebbe quella di far cadere la scelta su Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica amministrazione nel governo di Mario Monti” - e ancora - “In quest’ottica, un profilo come quello di Patroni Griffi agevolerebbe il confronto con Palazzo Chigi, principale interlocutore istituzionale del Consiglio di Stato”. Il discorso e la “proposta” nell’articolo del 15 settembre, fa riferimento alla necessità di riformare il Consiglio di Stato così come si evince dalle dichiarazioni di Pierluigi Mantini, membro laico del Consigliio di presidenza riportate nello stesso articolo: “Questa nomina è una buona occasione per valorizzare il merito, l’attitudine ad interpretare una giustizia amministrativa del terzo millennio. E dunque in buona sostanza di innovare in base ad un approccio riformatore. Non neghiamo che ci sia bisogno di una riforma, ma non può passare il concetto che i tar siano il male assoluto. C’è uno spazio significativo di interlocuzione e qui dentro ci sono tante forze nuove disponibili a un confronto utile a delineare il futuro: per usare una metafora non c’è bisogno di usare la ruspa, ma semmai del cacciavite”.

LE DIMISSIONI DI GIANNINI - L’ex Presidente Giorgio Giovannini si era infatti dimesso nel giugno scorso per protesta, perché ignorato dopo aver dichiarato che il Consiglio di Stato sarebbe rimasto privo di organico a seguito dei pensionamenti previsti per fine anno. Anche lo stesso Giovannini infatti sarebbe andato in pensione a dicembre 2015, assieme all’attuale vicepresidente del consiglio di Stato. Queste, almeno, sono le sue dichiarazioni ufficiali e non sappiamo se, in realtà, ci sia dell’altro. Quello che sappiamo è che il Consiglio di Stato ha la facoltà di rompere le scatole ai potenti o di agevolarne gli affari, basti citare l’ultimo caso balzato alle cronache, lo scandalo della Banca di Spoleto venduta a seguito di un commissariamento voluto da Bankitalia a Banco Desio. Manco a dirlo, la vicenda è stata resa nota da Il Fatto Quotidiano che rende nota l’iscrizione di Visco, governatore di Bankitalia, nel registro degli indagati dal settembre 2015 per “concorso in corruzione”, “abuso d'ufficio e truffa”, e “infedeltà a seguito d’azione o promessa di utilità”. Nella vendita della Banca di Spoleto, Visco avrebbe ignorato l’offerta di una banca di Hong Kong superiore di ben 100 milioni di euro all’offerta di Banca Desio, che poi si sarebbe aggiudicata la compravendita. Con quest’operazione, le quote dei soci della cooperativa “Spoleto Credito e Servizi” risultavano diminuite al 10%. L’inchiesta della magistratura umbra, diretta dal pm Gennario Iannarone, coInvolgerebbe altri commissari di Bankitalia (Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile), i componenti del comitato di Sorveglianza (Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio) e l’attuale presidente di Bps, Stefano Lado, che è vicepresidente di Banco Desio.

La vicenda non termina così anzi, è proprio nell’epilogo che interviene il Consiglio di Stato, allora presieduto da Giovannini: A seguito della compravendita di BPS, l’istituto venne poi commissariato così come venne commissariato Spoleto Crediti e Servizi, ma il commissariamento venne annullato dal Consiglio di Stato. Era febbraio 2015.

Nonostante i riferimenti del Fatto siano precisi e riportino date e nomi altrimenti confutabili, fonti della Banca d’Italia hanno comunicato che “l’Istituto non è a conoscenza di alcuna iniziativa dell'autorità giudiziaria”. Una piccola precisazione sulla banca di Hong Kong ce la fa notare un commentatore attento: "Nit Holding di Hong Kong famosa per avere millantato un'analoga offerta per MPS di 10 mlrd di euro rivelatasi poi fasulla. Dichiaravano che il bonifico era partito, ma non arrivava mai..... La vicenda mi ricorda il rinvio a giudizio dell'ex governatore Fazio prosciolto da pressochè tutte le accuse, la cui maggiore colpa è stata quella di avere ingenuamente dato fiducia ad un banchiere (Fiorani) che non la meritava".

CONSIGLIO DI STATO E SCANDALI BANCARI - Non si tratta dell’unico scandalo bancario degli ultimi tempi, gli altri ce li ricorda l’on Lannuti, Presidente Adusbef, che interviene proprio il 20 ottobre sulla vicenda BPS: la magistratura sta indagando su scandali bancari avvenuti «all’insaputa della Banca d’Italia e di Visco», tra cui: la vicenda che unisce la Banca Vacienna e la Banca Popolare di Vicenza (e che ha comportato l’iscrizione nel registro degli indagati del Presidente Zonin, n.d.r.) , oppure «lo scandalo di Cariferrara (con il suicidio dell’ex dirigente Paolo Bonora del 28 luglio 2015)»; i «fidi della Banca Popolare dell’Etruria, con crediti dubbi alla clientela per 1,69 miliardi di euro, pari al 22,9%, e 770 milioni di euro di sofferenze»; il «”prelievo” del 5% su prestiti, mutui e fidi che Banca Marche concedeva ad amici». E poi: «le vicende delle azioni, con il valore portato fino a 62,5 euro, della Banca Popolare di Vicenza; le vicende dei derivati Santorini e Alexandria del Monte dei Paschi di Siena; la gestione di Carige con l’arresto del vice presidente Abi Berneschi».
Inoltre la vicenda in cui è rimasto implicato il governatore di Bankitalia ha indotto «gravi danni ai risparmiatori e deve indurre il premier Matteo Renzi ad una immediata destituzione del governatore Ignazio Visco, per il grave pericolo che corrono dal 1 gennaio 2016 azionisti, obbligazionisti e depositanti con il meccanismo del bail-in, con Bankitalia inidonea a tutelare il pubblico risparmio». Il Presidente Adisbef poi sottolinea come il commissariamento della banca umbra, poi annullato da due sentenze del consiglio di Stato a cui è seguita la successiva vendita dell’istituto, avrebbe «ridotto a zero il sudato investimento dei 21.000 soci della Banca Popolare di Spoleto con danni quantificati tra 300 e 350 milioni di euro».

"IL FATTO" AVANZO’ IL NOME DI UN “PAPABILE” - Tornando ai papabili alla presidenza del Consiglio di Stato. Il Fatto Quotidiano che fa il nome di Patroni Griffi, è lo stesso che 3 anni fa denunciava quell’assurda vicenda in cui rimase coinvolto l’ex Ministro Scajola (chi ricorda la “Cricca” e la vicenda Anemone Balducci?), colpevole di aver acquistato “una casa a sua insaputa” con vista Colosseo, (poi assolto perché il fatto non costituisce reato n.d.r.), vicenda per cui, all'epoca, l’ex Ministro annunciò le sue dimissioni. In quello stesso periodo, lo stesso Fatto Quotidiano, rese nota una vicenda analoga che però atteneva proprio all’Ex Ministro della Pubblica Amministrazione Patroni Griffi, in un articolo del 7 gennaio 2012 di cui conserviamo solo il permalink, in quanto l’articolo pare sia stato rimosso dal sistema. Non conoscendone il motivo, abbiamo provato a cercare lo stesso articolo in rete e siamo riusciti fortunatamente a trovarlo sul buon Dagospia.

In sostanza, i fatti raccontati dal Fatto di quasi 4 anni fa, dipingevano un Patroni Griffi affarista che aveva acquistato una casa con vista Colosseo per 177 mila euro (“pagandola meno di Scajola”, sottolineava Il Fatto) e poi l’aveva rivenduta ad un conte che produceva vino in Puglia per 800 mila euro. “Un affare da 623 mila euro scriveva il Fatto che, semmai, testimoniava l’incredibile talento di Griffi nel saper amministrare le proprie economie. Nonostante a molti la casa sembrasse “di prestigio”, era descritta dallo stesso Patroni Griffi come “popolare”.  Nulla di male nel fare affari, ci mancherebbe! La vicenda non costituiva reato, nonostante ciò Griffi fu quasi messo alla gogna mediatica: la stampa si è dilettata a sottolineare le ombre dietro agli affari dei potenti, ombre che avrebbero messo a rischio "l'onestà" e "la trasparenza" dei membri della cricca. Gli stessi potenti che oggi vengono quasi sponsorizzati come presidenti di un organo che ha la facoltà di gestire centinaia di miliardi dei nostri soldi. E dunque, se la posizione è quella del 2012, perchè avanzare il nome di Patroni Griffi?

Per adesso la poltrona rimane vacante e, a quanto pare, forse, qualcuno vuole lasciarla tale in questo delicatissimo momento di riforme lacrime e sangue. Come seconda opzione il Governo potrebbe scegliere da solo, in base alla legge, il nuovo Presidente (scommettiamo sarà un amico?). Siccome però la speranza è l'ultima a morire, gli italiani si auspicano che vengano avanzati nomi di persone "trasparenti" in grado di gestire, senza condizionamenti un portafoglio di 500 miliardi di euro.

Letto 1817 volte Ultima modifica il Mercoledì, 16 Dicembre 2015 09:14
Maria Melania Barone

Giornalista pubblicista, nasce nel cuore di Napoli il 22 ottobre del 1985. Dopo i primi 9 anni trascorsi a Como ritorna a Napoli dove svolge l’attività di giornalista freelance sin dal 2005. Compie studi umanistici presso la facoltà di Lettere Moderne Università Federico II di Napoli e si interessa fin da subito al mondo editoriale con particolare attenzione a politica, ambiente e geopolitica. Nel 2006 riparte alla volta della Toscana, Umbria, Abruzzo dove lavora in agenzie di comunicazione e come giornalista freelance. La profonda conoscenza del suo paese e il continuo degrado ambientale e politico che dilaga ovunque, la convincono sempre di più che il giornalismo deve servire principalmente ad aiutare le masse “in un progresso sociale, in un’evoluzione delle coscienze e dello spirito critico”. Su facebook amministra molte pagine con decine di migliaia di iscritti e, proprio grazie a questo strumento e all’attività informativa, contribuisce a fondare nel 2011 YOUng.it che, nel 2012, rientra nella top 500 dei siti più visitati in Italia. Lascia il ruolo di vicedirettrice nell'agosto 2015 per poi dirigere Il Falso Quotidiano.
Prima di YOUng.it e Il Falso Quotidiano ha lavorato in Citynews dove si occupa della sezione cronaca e politica locale di Pescara. Ha scritto su mediterraneaonline.eu per la sezione ambiente, ha pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno e Yahoo Lifestyle. Grazie alla sua "insana" passione per l'enogastronomia ha collaborato con Informacibo.it. Tra le sue esperienze più felici e formative rientra la lunga collaborazione con Dazebao.org e Dazebaonews.it, dove si è occupata di politica, ambiente, cronaca e società. E’ presente dal Luglio 2011 su Medias come giornalista esperta nel settore cronaca e società. Tra le sue maggiori inchieste e reportage rientrano: “L’oro nero dei petrolschiavi”, “Filovia di Pescara: storia di una piccola Tav”, “H1N1 e il business dei vaccini cui i visionari si opposero” oltre ad analisi geopolitiche sulla situazione ucraina, greca, e mediorientale.
Oggi ha accettato con entusiasmo la direzione de Il Falso Quotidiano, ambizioso progetto che si propone di leggere con spirito critico i maggiori organi di stampa, in modo da dare al lettore un'analisi a 360° delle diverse prospettive con cui è possibile analizzare le notizie di attualità. Si occupa anche di strategie di comunicazione e campagne per dar voce a battaglie sociali.
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