Mercoledì, 21 Ottobre 2015 13:34

Discorso sull’ Intelligence In evidenza

Scritto da Giancarlo Elia Valori
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Editoriale di Giancarlo Elia Valori

Honorable de l’Academie des Sciences de l’Institut de France

Discorso sull’ Intelligence

 

Ottobre 2015

 

L'intelligence è quella parte di tecniche, saperi, esperienze, tradizioni che riguarda la gestione degli arcana imperii.

Sono sempre esistiti, i meccanismi occulti del potere, e sempre esisteranno.

Un Potere si definisce come un monopolio di informazioni essenziali, e nessun potere ha sempre elargito a piene mani quello che è, in ogni caso, la natura stessa del suo permanere: il monopolio delle informazioni.

I Servizi di Intelligence poi hanno sempre mantenuto questa aura di riservatezza intorno a loro stessi e alle loro operazioni, il che è certo una necessità, ma corrisponde anche a uno stile, un rito, una autorità specifica che i Servizi hanno sempre avuto.

Certo, è benemerita l'azione delle Agenzie italiane di andare in giro per le università e selezionare una quota di giovani da far entrare nelle Agenzie, ma il problema è un altro: chi opera nell'intelligence, analista o operativo, non è un bravo studioso, è soprattutto un bravissimo scopritore di quella formula alla quale nessuno aveva pensato prima, e questo non si insegna a scuola.

Occorre, nel Servizio, chi metta insieme, in pochissimo tempo, dati diversissimi tra loro per fonderli insieme in una visione omogenea.

La logica dell'intelligence è quella dell'abduzione: un modo diverso di creare catene logiche, attraverso la probabilità.

Ecco il primo punto da valutare: la logica dell'intelligence non è quella del potere politico.

Se il Servizio valuta certi fenomeni, i politici tendono a vederli lontani, incerti, improbabili.

Invece il meccanismo dovrebbe essere all'incontrario: il potere politico dovrebbe pensare con le stesse categorie del servizio, e non viceversa.

Oggi noi abbiamo a che fare con una lenta fase di adattamento, che è però ormai un dato certo, in cui l'intelligence ragiona come i politici. Il Servizio ha abbandonato quel ruolo di Grande Educatore dei Politici che è stato tipico del XX secolo.

Purtroppo, i problemi che ci vengono posti davanti sono tali e tanti da necessitare di un costante apporto dell'intelligence.

Oggi la politica è più complessa di quella delle grandi narrazioni novecentesche, e spesso non è comprensibile nemmeno da molti “tecnici”.

Per non parlare del fatto che gli stessi “tecnici” non comunicano tra di loro, creando spesso ircocervi programmatici che, alla fine, mettono in crisi i governi che li hanno assunti.

Nel caso del Servizio, niente di tutto questo: l'esperienza è quella degli antichi maestri, sostenuta dai necessari aggiornamenti, e non c'è bisogno di nessuna tecnologia particolare, quello che conta è il fatto.

E' ovvio che i Servizi hanno una struttura informatica e di altro davvero gigantesca, ma possono averla altri operatori, anche non legati all”intelligence.

Il problema non è la quantità, ma la qualità e soprattutto il fine.

Un Servizio raccoglie fatti, certamente, ma anche e soprattutto opinioni classificate, dati del “nemico”, meccanismi di influenza, sistemi di “spin” per modificare le previsioni del candidato X che ci è vicino o per fare il contrario, insomma, l'intelligence ha la piena cognizione di come vada, davvero, un Paese.

E ce l'ha anche del proprio, ma qui le ovvie limitazioni costituzionali e istituzionali bloccano tutto.

Il paradosso di un Servizio è sempre quello, dai tempi di Fouchè, di essere inevitabilmente “uno stato nello Stato”, una organizzazione complessa, dall'elevatissimo potenziale, che può essere utilizzata per mandare dei fiori alla moglie dell'ambasciatore o per evitare un golpe.

Qui, il tracciato è uno solo:la capacità soggettiva della classe politica di utilizzare al meglio i Servizi e di mantenere la pace sociale.

Ma è un dato del tutto ipotetico. Oggi il sistema politico è talmente frazionistico da non permettere accordi tra partiti su temi che riguardino l'intelligence.

Inoltre, la cultura specifica dei politici è spesso così modesta da far pensare che non occorra nessuna “informativa”.

Cosa farne, quindi, dei nostri apparati informativi oggi e in futuro? Intanto occorre prevedere un loro ruolo autonomo nel decision making. Un “ministero dei Servizi” che abbia un peso non transeunte nel processo politico.

Poi, oltre alle questioni riguardanti le aziende, occorrerebbe che le Agenzie uscite dalla Legge del 2007 potessero impostare, senza rivelare dati sensibili le attività dei privati all'Estero

La geopolitica ha ripreso i suoi diritti sul mondo, dopo la fase in cui la sola “diffusione della democrazia” si credeva bastasse a risolvere sia i conflitti regionali che quelli a potenziale globale.

La presenza in Afghanistan, da ISAF a “Resolute Support” ha dimostrato che le tecniche di peace enforcing e peace supporting sono capaci di mantenere i conflitti al di sotto di una determinata soglia di visibilità, ma non certo a spegnerli.

E' facile prevedere, e la ripresa di Kunduz da parte dei talebani lo dimostra, che, alla fine della presenza multinazionale in Afghanistan, tomba degli imperi, da quello britannico a quello sovietico, sarà in mano agli “studenti” addestrati dal Pakistan, che vogliono mantenere un'area strategica di comporto e difesa di fronte ad un attacco nucleare indiano.

E il Pakistan lo ricordiamo, era la fonte primaria di intelligence degli USA sui taliban.

Come se gli Alleati avessero chiesto notizie riservate sulla Repubblica di Salò alle SS di Karl Wolff, con cui stavano trattando la resa a Berna.

Oggi, alcuni Stati, che sono stati sconfitti da una globalizzazione che sta scemando, si sono riuniti nei BRICS, (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e in quella che chiameremmo “la nuova NATO”, ma all'Est, la Shangai Cooperation Organization.

I Brics hanno la stessa funzione, nel diverso contesto storico, che era caratteristica della Conferenza afroasiatica di Bandung del 1955, ma lì in quel discussione c'era in ballo la fine del colonialismo e il tentativo della Cina di portare all'estero la sua teoria “dei Tre Mondi”, il primo con l' URSS e gli USA uniti insieme, il secondo con le potenze intermedie, il terzo con “le campagne che accerchiano le città”, diretto dalla Cina maoista.

Oggi il problema per le nuove riunioni di Stati è economico, ma assume sempre più spesso, negli equilibri strategici, un taglio di puro interesse   nazionale.

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