Martedì, 27 Ottobre 2015 12:14

Germania e Stati Uniti, piccoli spionaggi tra amici In evidenza

Scritto da Luca Troiano
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Sulla stampa nazionale e internazionale appaiono periodicamente fughe di notizie relative allo spionaggio tra Paesi amici. L’ultima risale a metà ottobre, quando si è pubblicamente appreso che i servizi segreti tedeschi, già sospettati di spionaggio a favore di Washington, avrebbero “sorvegliato” di propria iniziativa anche diversi altre nazioni come la Francia e gli stessi Stati Uniti. I servizi segreti di Berlino erano già stati accusati di aver ascoltato - per conto della NSA (National Security Agency) statunitense - responsabile del ministero degli Esteri e della presidenza francese e della Commissione europea. E’ solo l’ultimo capitolo di una storia emersa oltre un anno fa con la scoperta delle intercettazioni made in USA ai danni della cancelliera Angela Merkel.

Germania e Usa sono alleati storici, spesso uniti dall’esigenza di tutelare interessi comuni. Ma sono pronti a spiarsi reciprocamente, e non da oggi. Secondo i documenti divulgati da Wikileaks nello scorso luglio, l’intelligence americana avrebbe tenuto d’occhio le autorità tedesche fin dal 1990. Non limitandosi, dunque, all’attuale capo di governo, come invece affermavano i documenti divulgati dall'ex contractor NSA Edward Snowden. Le rivelazioni di Wikileaks hanno gettato luce sull’estensione e il funzionamento di questa rete di sorveglianza. Dal 2005, l’anno dell’ascesa di Frau Merkel al potere, la NSA ha usato le installazioni segrete di ascolto elettronico del Bundesnachrichtendienst (Bnd, il servizio d’intelligence federale) a Bad Aibling, per intercettare altissimi esponenti dell’esecutivo federale, oltre alle comunicazioni riservate dell’Eliseo e quelle della Commissione europea. Solo in Germania erano sotto controllo il ministero della Finanza, il ministero dell'Agricoltura e gli uffici responsabili delle politiche europee. Tutti organi passati sotto la lente delle spie USA in merito alle posizioni di Berlino in vista di importanti incontri internazionali, come il G7 o quelli legati al WTO o i vertici comunitari. L’interesse di Washington è duplice: da una parte, acquisire dati e informazioni sulla controparte tedesca prima di sedersi intorno ai grandi tavoli negoziali; dall’altra, mantenere uno sguardo privilegiato sulla politica e l’economia del Vecchio continente. Ad esempio, grazie alle attività intrusive dell’NSA si è appresa la distanza di vedute della Merkel e del suo Ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble sulla crisi greca e sulle possibili soluzioni per uscirne. Un indubbio vantaggio per le istituzioni statunitensi. Non stupisce che oggi siano alquanto restie a restringere l’attuale libertà di manovra dell'NSA: malgrado l'approvazione dello USA Freedom Act, versione edulcorata del Patriot Act, lo strumento legislativo che ha permesso all’agenzia di intelligence di condurre le operazioni di sorveglianza di massa svelate nel cosiddetto Datagate, lo scorso 30 giugno gli oppositori della riforma hanno ottenuto una proroga di almeno 6 mesi dei poteri precedentemente riconosciuti all'intelligence, attraverso una sentenza della Corte FISA. Oggi i servizi segreti USA, grazie alle disposizioni del Patrioct Act voluto dall’ex presidente Bush all’indomani dell’11 settembre, mantengono il controllo totale delle comunicazioni sia dei propri cittadini sia di quelli d’altre nazioni, scavalcando di fatto qualsiasi controllo democratico nonché organo di difesa e senza bisogno d’alcun provvedimento giudiziario, mentre in altre nazioni - come in Germania - questo non sarebbe possibile. Eppure mercoledì 14 il governo tedesco ha informato il comitato di controllo parlamentare del Bundestag di una collaborazione diretta - e segreta - tra BND e NSA almeno fino all’autunno del 2013. Nessuno può dirsi sorpreso, tanto meno Frau Merkel: in quel periodo il coordinatore dell’intelligence tedesco presso la cancelleria era Thomas de Maizière, da sempre uno dei politici a lei più vicini e oggi ministro dell’Interno.

 

Che le potenze globali si controllino reciprocamente non è una novità. Non soltanto la Guerra fredda è stata anche una guerra di spie, ma l’intera storia delle relazioni internazionali è costellata di casi in cui Stati e Regni alleati si sono spiati tra di loro. Il primo risale al 1566, quando papa Pio V fondò i servizi segreti vaticani, inizialmente battezzati come “Santa Alleanza”, ma e ben presto conosciuti con il nome de “L’Entità”. Entità che, in nome della difesa della cristianità dalla minaccia ottomana - frenata cinque anni dopo nella storica battaglia di Lepanto - nel tempo ha compiuto omicidi, rovesciato sovrani e fomentato sommosse, ma anche tenuto sotto controllo governi esteri, compreso, ad esempio, quello della cattolicissima Spagna. Tutti i Paesi sanno che lo spionaggio tra alleati è sempre esistito e sempre esisterà. «Spionaggio industriale e intelligence dei governi esistono da sempre, anche tra Paesi amici. Ogni nuova rivelazione accende gli animi, ma la realtà è questa», dichiarava mesi fa al Corriere della Sera Bill Drozdiak, esperto di affari europei presso la Brookings Institution, il più autorevole tra i think-tank di Washington, ex presidente del Consiglio per le relazioni tra Usa e Germania.

Prendendo in esame gli Stati Uniti, finita la Guerra fredda, i primi obiettivi della sorveglianza di Washington sono passati ad essere gli alleati ormai consolidati, come Israele - che a sua volta spia gli USA, anche prima delle tensioni degli ultimi anni tra Obama e Netanyahu - la Germania in Europa o Brasile e Colombia in America Latina. I motivi di tale attenzione, in base alle parole chiave e alle caratteristiche dei Paesi monitorati, sono essenzialmente energetici, economici e di sicurezza. Anche la Germania, pur timorosa dello spionaggio estero, ha alle spalle una storia di sorveglianza interna non indifferente: pensiamo alla capillarità dei servizi segreti del Terzo Reich o alla Stasi, operativa nella Germania Est. Ancora oggi la stessa Berlino che protesta per le intrusioni esterne dimostra un comportamento quantomeno ambiguo rispetto al tema della privacy: è la nazione che propugna norme ancor piú rigorose e restrittive per tutta l’Europa in materia di trattamento dei dati, ma anche quella che chiede piú dati alle imprese web.

Nel 2011, destò molto scalpore la vicenda «Bundestrojaner», un’applicazione che avrebbe dovuto difendere il Paese dal crimine informatico ma la cui invadenza andava ben al di là dei compiti di sorveglianza anticrimine. Nella disputa infinita sulla riforma della governance d’Internet, la Germania intende assumere un ruolo guida all’interno dell’UE nella richiesta di riequilibrare in favore del Vecchio Continente il potere all’interno dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, il principale organismo regolatore della Rete), organo tuttora sottoposto al Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. La vicenda Snowden sta spingendo il BND a chiedere al governo piú risorse per avviare una forte campagna di controspionaggio — non è ancora chiaro se verso gli Stati Uniti o altri obiettivi, magari interni. Infine la notizia di metà ottobre sulle intercettazioni ai danni di Francia e USA. Il diritto di ogni Stato di sentirsi al sicuro si fonda anche sul possesso di certe informazioni riservate, interne ed esterne, tali per cui ogni Paese metterà in campo le proprie risorse per riuscire ad acquisirle. Non bisogna pensare che questo rappresenti una sorta di “tradimento” di un qualche principio etico, peraltro mai scritto. Semplicemente, nelle relazioni internazionali, parlare di “amicizia” nel senso umano del termine è del tutto improprio. I rapporti tra Stati sovrani non potranno mai essere del tutto fiduciari: in un mondo complesso fondato su interessi contrastanti, il possesso di informazioni sulle intenzioni degli altri Stati consente di prevederne le future mosse e di riflesso ponderare al meglio le proprie, diminuendo perciò l’”anarchia” sul piano geopolitico. Certamente una parvenza di indignazione di fronte a rivelazioni di tale portata è d’obbligo, non fosse altro perché ciascuno Stato deve difendere, oltre ai proprio confini e alle proprie ricchezze, anche la propria reputazione, ma in concreto Wikileaks e i media in genere non hanno rivelato nulla che gli esecutivi non sapessero già. D’altra parte, se tutti spiano, nessuno è “senza peccato”. Germania compresa.

Letto 979 volte Ultima modifica il Domenica, 08 Novembre 2015 14:20

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