Sabato, 21 Novembre 2015 18:08

Merkel "scomparsa" secondo il Giornale, ma la verità è un'altra In evidenza

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"E' scomparsa la Merkel: sull'Isis non dice una parola" è l'interessante articolo de Il Giornale dal titolo che non lascia dubbi: che lascia quasi immaginare una Merkel menefreghista per quanto concerne gli attacchi terroristici. Il Giornale infatti ricorda che la Merkel viene da un anno molto duro: prima la tragedia Germanwings e poi il Dieselgate della VolksWagen, poi però fa notare che dopo gli attentati terroristici in Francia la cancellierà ha dichiarato: «la Germania sente il dolore dei francesi e piange assieme a loro».

In realtà le cose stanno diversamente: la Merkel infatti, a ben guardare, è sparita proprio ddurante le vicende del Dieselgate. Giusto qualche proclama dall'alto, per testimoniare che la Germania, nonostante tutto, ha ancora una coscienza.

Ad il Giornale il politologo Gero Neugebauer, accademico della Freie Universität Berlin, spiega che la Merkel «non ha tempo». Prima era molto più espansiva politicamente, adesso invece le cose sono cambiate. E come sarebbero cambiate? Sono cambiate da quando, la signora Merkel, prima cancelliera donna nella storia della Germania, ha deciso autonomamente senza consultare nè il suo partito, nè i Comuni, nè tantomeno il popolo tedesco, di far entrare in Germania un flusso tanto grande di immigrati. Adesso la cancelliera ha visto improvvisamente crollare la sua popolarità, nonostante Forbes l'avesse considerata come la seconda persona più influente al mondo dopo Putin.

La Merkel, che prima aveva un atteggiamento di chiusura nei confronti degli immigrati fu costretta a rivedere la sua posizione a seguito delle lacrime della bambina libanese che hanno fatto il giro del mondo. Così, si è sentita autorizzata ad ospitare gli immigrati, ha aperto le frontiere, ha fatto esultare tutti coloro che, con le bolle ai piedi, attraversavano la via balcanica, esponendosi a freddo, pericoli, arresti di massa come è accaduto in Ungheria. Ma le porte della Germania erano aperte solo ai profughi, non agli immigrati, cioè a coloro che provenivano da territori di guerra e non da territori dove regna la fame. Su questo dato, sottile ma fondamentale, in Europa si è a lungo dibattuto negli ultimi mesi. Ma i costanti flussi migratori hanno messo in crisi anche la Germania che ha dovuto immediatamente rivedere l'apertura delle frontiere.

Intanto però l'estrema destra tedesca ha cercato di incalzare con la propaganda populista e ha cominciato a diffondere il concetto per cui "il terrorismo" potrebbe anche coincidere con "l'immigrazione". Un binomio che, per la Merkel, non sta nè in cielo nè in terra. Adesso quindi la Merkel sarebbe molto impegnata a risolvere queste questioni di politica interna e recuperare quindi la fiducia del popolo tedesco. Anche e soprattutto perchè nel marzo prossimo ci sarà una grande prova elettorale: « si vota in Baden-Württemberg, in Renania-Palatinato e in Sassonia-Anhalt. Oggi la Cdu è debole nei sondaggi».

A rafforzare la questione legata all'immigrazione c'è anche il ritrovamento del presunto passaporto di uno degli jihadisti che si son fatti esplodere dinanzi allo Stade de France. "Presunto" perchè, anche su questo, si è consumato un lungo dibattito in tutto il mondo. Il passaporto era siriano, ma secondo alcuni potrebbe essere falso. Infatti proprio l'atteggiamento dell'Europa e quello della Germania aperti ai profughi e non a tutti gli immigrati, hanno innescato un vero e proprio racket dei passaporti falsi. Alcuni veri, altri fatti ad hoc. E', in sostanza, quasi impossibile sapere se quelle due persone che si son fatte esplodere dinanzi allo Stade de France siano davvero siriani o no. E dunque in Germania potrebbero nascondersi 800 mila potenziali jihadisti? Chiaramente no, non è così. Questa equazione non sta in piedi.

A questo punto, dunque, deve intervenire il buon senso ed in questi casi il buon senso è l'ultima cosa che rimane quando si è asciugato l'humus della propaganda. 

Sicuramente quindi, la questione dell'immigrazione ha pesato parecchio per la cancelliera, ma la verità è che la Germania, dopo il Dieselgate e la conseguente perdita delle borse, ha perso molto potere e credibilità in Europa, nella stessa Europa in cui, un tempo, la Germania spadroneggiava.

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Letto 5264 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Novembre 2015 20:05
Maria Melania Barone

Giornalista pubblicista, nasce nel cuore di Napoli il 22 ottobre del 1985. Dopo i primi 9 anni trascorsi a Como ritorna a Napoli dove svolge l’attività di giornalista freelance sin dal 2005. Compie studi umanistici presso la facoltà di Lettere Moderne Università Federico II di Napoli e si interessa fin da subito al mondo editoriale con particolare attenzione a politica, ambiente e geopolitica. Nel 2006 riparte alla volta della Toscana, Umbria, Abruzzo dove lavora in agenzie di comunicazione e come giornalista freelance. La profonda conoscenza del suo paese e il continuo degrado ambientale e politico che dilaga ovunque, la convincono sempre di più che il giornalismo deve servire principalmente ad aiutare le masse “in un progresso sociale, in un’evoluzione delle coscienze e dello spirito critico”. Su facebook amministra molte pagine con decine di migliaia di iscritti e, proprio grazie a questo strumento e all’attività informativa, contribuisce a fondare nel 2011 YOUng.it che, nel 2012, rientra nella top 500 dei siti più visitati in Italia. Lascia il ruolo di vicedirettrice nell'agosto 2015 per poi dirigere Il Falso Quotidiano.
Prima di YOUng.it e Il Falso Quotidiano ha lavorato in Citynews dove si occupa della sezione cronaca e politica locale di Pescara. Ha scritto su mediterraneaonline.eu per la sezione ambiente, ha pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno e Yahoo Lifestyle. Grazie alla sua "insana" passione per l'enogastronomia ha collaborato con Informacibo.it. Tra le sue esperienze più felici e formative rientra la lunga collaborazione con Dazebao.org e Dazebaonews.it, dove si è occupata di politica, ambiente, cronaca e società. E’ presente dal Luglio 2011 su Medias come giornalista esperta nel settore cronaca e società. Tra le sue maggiori inchieste e reportage rientrano: “L’oro nero dei petrolschiavi”, “Filovia di Pescara: storia di una piccola Tav”, “H1N1 e il business dei vaccini cui i visionari si opposero” oltre ad analisi geopolitiche sulla situazione ucraina, greca, e mediorientale.
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