Lunedì, 02 Novembre 2015 17:29

Egitto: le implicazioni geopolitiche della scoperta di Eni In evidenza

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A fine agosto ENI ha scoperto un enorme giacimento di gas con un potenziale di 850 miliardi di metri cubi a largo delle coste dell’Egitto. Il campo si chiama Zohr 1X, si trova 1450 metri di profondità, ha un’estensione di circa mille chilometri quadrati e, secondo le prime stime, comprende uno strato di idrocarburi per oltre 630 metri, per un totale di 5,5 miliardi di barili di petrolio equivalenti.

 

Il campo è situato in una sezione di acque su cui Eni detiene il permesso al 100%, dopo che la vittoria in una gara internazionale competitiva del gennaio 2014 ha portato all'accordo con il Ministero del Petrolio egiziano e con EGAS, la compagnia nazionale egiziana del gas. Si tratta del "più grande giacimento di gas mai rinvenuto nel Mar Mediterraneo", hanno commentato i vertici dell'impresa energetica italiana.

Stando al New York Times la scoperta “rischia di capovolgere la diplomazia energetica in Medio Oriente”.

La scoperta del giacimento ha infatti profonde ripercussioni geopolitiche e ha spinto l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel ruolo di intermediario diplomatico. Il mosaico geopolitico è infatti complicato. L’amministratore delegato della società energetica italiana auspica la creazione di un vero e proprio snodo del gas nel Mediterraneo che unisca le risorse di Egitto, Cipro e Israele. Descalzi ha sempre detto di immaginare una collaborazione tra Gerusalemme e il Cairo per esportare il gas verso l'Europa.

Negli ultimi anni il versante orientale del Mar Mediterraneo ha assunto via via maggiore importanza per gli equilibri energetici mondiali: già nel 2010, la US Geological Survey (USGS) stimava le riserve di gas nel Mediterraneo orientale in 3.455 miliardi di metri cubi: una quantità comparabile a quella delle riserve dell'Iraq.

Dalla scoperta, nel 2009 e 2010, dei bacini di gas naturale Tamar e Leviathan in acque territoriali israeliane, Il Paese ebraico, un tempo importatore netto di energia, è passato ad essere un esportatore di gas naturale. Così, se nel 2010 Gerusalemme importava dall'Egitto il 40% del suo fabbisogno di gas naturale, nel 2013, anno in cui entra in funzione il bacino Tamar, il paese esporta il 43% del gas prodotto internamente. E' del 2014 un accordo con Amman per l'esportazione in Giordania di 2 miliardi di metri cubi all'anno per 15 anni, mentre a marzo del 2015 lo stesso Egitto, da esportatore, diventa importatore per la fornitura di 140 milioni di metri cubi di gas all'anno per tre anni.

Il potenziale del Mediterraneo orientale non si esaurisce qui. Nel 2011, l'impresa Noble Energy scopre in acque cipriote il bacino Afrodite, che si presume possa contenere 128 miliardi di metri cubi di gas. Secondo il Ministero dell'Energia cipriota il potenziale di gas offshore nelle acque del paese raggiungerebbe i 1700 miliardi di metri cubi di gas.

Il maggior detentore di gas nella regione, tuttavia, sarebbe il Libano. Nel 2013, il ministero dell'Energia del Paese dei Cedri ha stimato il potenziale di gas offshore in 2718 miliardi di metri cubi. Le esplorazioni, però, iniziate tardi e a rilento, non hanno ancora confermato questi dati.

Anche i Territori Palestinesi hanno il proprio bacino di gas: risale al 1999 la scoperta, nelle acque territoriali di fronte alla Striscia di Gaza, del giacimento Gaza Marine, che conterrebbe 28 miliardi di metri cubi.

Il levante mediterraneo è, insomma, un forziere di risorse energetiche sommerse. Questi giacimenti di gas naturale scoperti negli ultimi anni stanno ridisegnando gli equilibri energetici dell'intera regione e l’ingresso sulla scena del maestoso giacimento scoperto di ENI preannuncia ulteriori sconvolgimenti.

Per quanto riguarda l’Egitto, la scoperta di ENI è una buona notizia per il regime, sempre più incapace di domare la crisi energetica che negli ultimi anni ha colpito il Paese. La produzione di gas naturale in Egitto, che fino a pochi anni fa era il secondo produttore del continente africano, è diminuita costantemente tra il 2009 e il 2013, mentre a settembre del 2014 le esportazioni di gas naturale erano calate dell' 81,4% rispetto all'anno precedente. Una perdita netta di circa 80 milioni di dollari per le casse del Cairo in un solo anno (18,1 milioni di dollari contro i 97,1 milioni di dollari del settembre 2013).

Con lo sviluppo di Zohr 1X, la terra dei faraoni diventerebbe di colpo la maggiore potenza energetica del Mediterraneo. Il governo sta spingendo per iniziare la produzione già dal 2017, sebbene le stime di ENI siano più caute. Una volta a regime, il gas prodotto da Zohr dovrebbe coprire il 65-70% della produzione egiziana, destinando al consumo interno 70-80 milioni di metri cubi di gas al giorno.

Il punto nodale per lo sfruttamento del campo rimane la stabilità politica al Cairo. Nonostante il Paese sia saldamente in mano al generale Abd al-Fattah al-Sisi dal colpo di Stato del 3 luglio del 2013 che ha deposto il Presidente Muhammad Mursi, l’Egitto ha grossi problemi di sicurezza, come mostrano gli attentati nella capitale di quest’estate e i continui scontri tra forze di sicurezza e jihadisti nella penisola del Sinai.

Il governo vuole definire al più presto i canali di esportazione per la preziosa risorsa: il Cairo infatti dovrà a breve vagliare la possibilità di connettersi con gasdotti direttamente a Cipro, e  raggiungere attraverso l'isola il mercato europeo, o in alternativa di utilizzare il gasdotto già esistente con Israele.

E, sebbene Descalzi auspichi la creazione di uno snodo energetico del Mediterraneo che coinvolga i tre Paesi, diverse perplessità rimangono sulle possibilità che i giacimenti di Israele e Cipro entrino effettivamente in funzione. Da un lato, infatti, difficoltà interne nella scena politica israeliana e alcuni contrasti internazionali stanno impedendo lo sfruttamento del maxi giacimento Leviathan, mentre analoghe dinamiche stanno inibendo la produzione del giacimento Afrodite nelle acque di Cipro.

Descalzi ha incontrato di recente il presidente egiziano per discutere i passi successivi. In seguito si è recato a Gerusalemme, nel tentativo di convincere il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ci sono ancora opportunità sia per l'Egitto che per Israele di sviluppare congiuntamente i loro depositi di gas. Nell’area si discute da tempo di una gasdotto che unisca i giacimenti del Mediterraneo orientale con l’Europa e, in questo senso, il cane a sei zampe ha un obiettivo ambizioso.

Non va infine ignorata la posizione della Russia, che dalla scoperta di Zohr avrà molto da perdere. In seguito all'abbandono del progetto South Stream, Mosca sta proponendo una nuova via del gas verso i mercati dell'Europa meridionale: la cosiddetta Turkish Stream. Si tratta di un gasdotto che entrerebbe in territorio turco dopo aver attraversato il Mar Nero, per connettersi all'Europa tramite Cipro o la Grecia, senza passare per il territorio ucraino. In quest'ultima direzione sembra puntare il Memorandum d'intenti di metà giugno tra Atene e Mosca per estendere il Turkish stream in territorio greco. L'accordo sembra avvicinare i malcontenti di Atene e Mosca nei confronti di Bruxelles, e, tramite il coinvolgimento della Turchia, non può che scontentare anche Cipro.

Letto 1568 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Novembre 2015 15:36
Luca Troiano

Laureato in Giurisprudenza ed in Economia e Finanza. E’ Avvocato Penalista e Civilista ed esperto in diritto bancario. Si è sempre interessato di geopolitica ed ha fondato per passione il blog “GEOPOLITICAMENTE”, uno dei più visitati in Italia.

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