Giovedì, 21 Luglio 2016 15:44

CONSOB SAPEVA: ECCO LE PROVE SU VENETO BANCA

Scritto da Mirco Piccione
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In Italia ormai si va avanti per conoscenze. Lo raccontano proprio i fatti, in passato abbiamo già parlato dei “magheggi” da parte di Consob e Banka di Italia, oggi ancora una volta abbiamo ricevuto l'ennesima conferma da parte di questi enti.

La Consob, insieme a persone di elevato spicco televisivo, Bruno Vespa, tanto per intenderci, erano a conoscenza della situazione finanziaria di Veneto banca (una di quelle banche che ha fatto il crack insieme a Banca Etruria e co.).

Entriamo nel dettaglio, Paola Deriu, responsabile di ufficio della Consob, il suo ufficio e di conseguenza, la stessa Paola, GARANTISCE LA CORRETTEZZA DELLE NEGOZIAZIONI, o almeno così dovrebbe essere, VIGILA SUI SOGGETTI CHE LI GESTISCONO, ribadiamo che la persona qui citata, dovrebbe assicurare i risparmiatori, informandoli su quello che comprano.

Come tutti noi sappiamo, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca gonfiavano il prezzo delle loro azioni, o le collocavano presso i loro clienti in modo non regolare, questa doveva essere l'informazione che Paola Deriu doveva dare ai risparmiatori.

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La domanda è spontanea, Consob, possiede queste informazioni da quanto tempo?

 

Riportiamo quanto scritto dal corriere della sera: “ci focalizziamo su Veneto banca perché è qui che la dirigente Consob ha un personale interesse. Da un’ispezione di Bankitalia del 2013 emergono gravi irregolarità, e infine una maximulta ai vertici della banca nel 2014. La voce circola, molti clienti chiedono di vendere, ma solo pochi ci riescono. Seguono le ispezioni della Bce e la richiesta di dimissioni di tutto il cda, su cui indaga la magistratura: la banca per anni ha movimentato compravendite di azioni, finanziandone l’acquisto anche per milioni di euro, o appioppandole anche ai piccoli risparmiatori che chiedevano fidi e prestiti, «datevi una mossa, avete una media troppo bassa», scrivevano le dirigenze ai dipendenti.”

Gli stessi dirigenti, nel frattempo, invece di svolgere correttamente il loro lavoro, hanno preferito aiutare prima i conoscenti, parenti ed amici, e poi hanno chiuso i battenti, avevano già mostrato la loro etica professionale quando, gonfiavano in malo modo i loro prezzi, ma a quanto pare la mala-gestione di queste fantastiche menti, non si è fermata soltanto nel gonfiare i prezzi.

 

Tra gli amici è noto il caso di Bruno Vespa, che con il direttore della banca Consoli condivideva una masseria in Puglia. La sua storia, a settembre 2014, 3 mesi prima che il titolo cominci a crollare rovinosamente, riesce a farsi rimborsare 8 milioni di euro quando le azioni valgono ancora 39 euro. Un mese dopo riesce a vendere anche la nostra amica Paola Deriu.

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Citiamo ancora una volta il corriere della sera: “L’operazione emerge proprio da un’ispezione Consob del 2015, notificata ai vertici e al vecchio Cda nell’ultima assemblea della banca il 5 maggio scorso, ma tenuta nel massimo riserbo. Gli ispettori esaminano in particolare 10 casi critici nella relazione con la clientela, in cui «gli addetti della banca hanno provveduto a soddisfare l’istanza di liquidazione di alcuni clienti». Tra questi c’è anche la responsabile dell’ufficio vigilanza dell’Autorità. I documenti spiegano quasi tutta la storia: la dirigente Consob l’8 maggio 2014 chiede di vendere il suo pacchetto di 585 azioni acquistate tra fine 2006 e inizio 2007 a 32 euro ciascuna, per un importo di circa 18 mila euro. 

Il 26 giugno sollecita, ha fretta di vendere e la bancatarda; dal suo account Consob scrive al responsabile Veneto banca area Milano Brianza: «Ribadisco che sono sempre stata rassicurata del fatto che è la banca stessa a porsi in contropartita dei clienti quando chiedono di vendere, e che ciò avviene sempre in tempi rapidi... la vendita è dettata da ragioni di urgenza, e nel caso avvenga dopo il 1° luglio incorrerò in un aggravio di tassazione dovuto alla recente modifica di fiscalità sui capital gain».

Per evitarlo, intanto, il 30 giugno chiede anche la rideterminazione del valore secondo perizia appena effettuata a 39,50 euro (il valore medio era di 32 euro), e tempestivamente paga la tassa del 2%. Tassa che il giorno dopo raddoppia. L’ufficio affari legali e reclami di Veneto banca però risponde 10 giorni dopo confermando che la ricerca di un acquirente è in corso, giustifica il ritardo con la particolare natura dell’operazione, mentre specifica che il valore dell’azione è stato rideterminato entro giugno come richiesto. Così la dirigente Consob è a posto, poiché il dovuto lo ha pagato il giorno prima dell’aumento, inoltre non dovrà pagare tasse sulle plusvalenze (passate dal 20 al 26%) perché il valore dell’azione è stato aggiornato a quello di vendita, e quindi di plusvalenze non ne avrà.”

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Appare evidente che la Consob, sapeva già che cosa stava accadendo, e invece di comunicare quanto stava succedendo, ha preferito aspettare, grazie a questa fantastica mossa di etica e morale, molte persone ( sempre in base alle loro cariche che ricoprivano), hanno potuto salvare i loro risparmi, mentre per tutti i comuni mortali, non c'è stato niente da fare. Un peccato veniale rispetto alle responsabilità del presidente Vegas verso quelle decine di migliaia di risparmiatori delle popolari che hanno perso tutto.

 

Segnaliamo che per qualsiasi informazione su mutui , contratti di leasing, cartelle esattoriali, esiste un’associazione, DECIBA Treviso, dove la pre-analisi è del tutto gratuita, vi riportiamo qui i loro contatti:

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Tel. 0422 456003 – Cell. 349 9480562

Inoltre ci stiamo già documentando su gli ultimi scioperi che stanno vedendo protagonista, le poste italiane.

 

Letto 4264 volte Ultima modifica il Giovedì, 21 Luglio 2016 15:57
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