Sabato, 14 Novembre 2015 15:42

Attentati Parigi: "Attacco all'umanità, attacco all'Europa" In evidenza

Scritto da
Vota questo articolo
(67 Voti)

Qualcuno la chiama la "Guerra Santa" quella che 'ISIS ha aperto questa notte a Parigi, anche se, a dirla tutta, di santo non ha proprio nulla. Sui social network gli jihadisti scrivono che quella dell’Europa è una “Crociata Fallita”, celebrando poi i terroristi come veri e propri eroi. Obama invece dice che si è trattato di un "attacco all'umanità" e forse ha ragione. Ma chi è che sta veramente attentando all'umanità? E che differenza c'è tra questi attentati e quelli del gennaio scorso?

PARIGI - All'indomani degli attentati del 13 novembre 2015, che hanno impietrito la Francia, ci si interroga su molti punti oscuri. In rete l'opinione diffusa è che si sia trattato di "un attentato organizzato a tavolino". Forse è un'ipotesi un pò troppo forte... Ma in rete c'è chi non pensa sia "ancora troppo presto per dirlo" e, quindi, rimarca una frase pronunciata proprio dal governo americano e francese: "E' l'11 settembre della Francia". Frase ripetuta anche dai canali mainstream che, però, la interpretano in una maniera molto diversa, cioè ricordando il lutto nazionale degli Stati Uniti. Il web invece, insiste su quelle teorie che vedono l'11 settembre come "un attentato voluto e organizzato dallo stesso governo americano". Fuori da ogni complottismo dunque, analizziamo i tre attentati simultanei di ieri, che hanno colpito la città di Parigi in sette punti, per stabilire cosa debba essere chiarito e cosa invece può, ad oggi, essere spiegato senza ombra di dubbio.

Qualcuno la chiama la “guerra santa” quella che si è svolta stanotte.  Gli attentati del 13 novembre a Parigi hanno provocato la morte di 129 persone e 351 feriti di cui 99 sarebbero gravissimi. Tra questi anche una studentessa italiana scomparsa. Si è trattato di un attentato organizzato nei minimi dettagli, da bande terroristiche formate da una rete decisamente numerosa. Al momento si contano 8 persone di cui 6 terroristi uccisi. Durante la notte, le forze di polizia avevano addirittura lanciato un comunicato in cui si affermava che "gli attentatori sono tutti morti", questa mattina invece si scopre che due di loro (poi il numero è aumentato a tre, per poi scendere nuovamente a uno n.d.r.) si sono dati alla fuga. Una macchina con quattro persone armate ha inoltre fatto resistenza ad un posto di blocco in Francia, notizia che è stata data così, senza nemmeno la garanzia che vi fosse una correlazione con gli attentati. Il caos mediatico è sicuramente superiore a quello che si respira per le strade di Parigi.
E, mentre arrivano gli identikit degli attentatori, ci si chiede essenzialmente: come mai i servizi segreti non abbiano agito prima? La domanda è tutto fuorchè banale dato che la Francia è reduce già di un attentato, quello del 7 gennaio scorso, che ha visto la decimazione della redazione di Charlie Hebdoe. Attentato avvenuto quasi in "simultanea" a quello di ostaggi all'interno di un supermercato e di altri ostaggi presi successivamente all'interno di una tipografia nelle zone periferiche di Parigi. 

La Francia e il suo orgoglio nazionale, quindi, erano stati già offesi, umiliati e Hollande aveva promesso che "non ci sarebbero stati più attentati". Il presidente, che già non gode di una grande popolarità, aveva infatti garantito che i servizi di sicurezza sarebbero stati rafforzati. Eppure uno dei problemi più lampanti di ieri è proprio il deficit di sicurezza, checchè ne dica il questore di Parigi. Tanti gli uomini, ma scarsa la coordinazione. Pessima la comunicazione. Le teste di cuoio sono arrivate fuori al teatro Bataclan solo dopo le ore 00,15. Prima di proseguire però bisognerebbe spezzare una lancia a favore della sicurezza francese: è doveroso dire infatti che questa "frammentazione delle forze armate" era uno degli obiettivi da raggiungere perchè il piano stragista andasse a buon fine.

Ma andiamo avanti. Quando le forze speciali di polizia si trovavano fuori al teatro, alcuni presenti avevano già lanciato i primi s.o.s. : "Fate presto, è una carneficina, ci sono corpi dappertutto". Altri scrivevano in sms inviati ad amici e parenti o su Twitter e Facebook: "Ci stanno uccidento tutti, uno per uno". Si è tratto proprio di un caso estremo: esecuzioni di massa. 

Sarebbe bastato questo a rendere obbligatoria l'irruzione immediata ma, fuori al Bataclan all'1,00, le teste di cuoio attendevano ancora gli ordini. Hanno fatto irruzione verso l'1 e 30 minuti, cioè tre ore e mezzo dopo l'inizio della carneficina. A differenza quindi degli attentati del 7 gennaio, le forze speciali francesi hanno mostrato delle mancanze in fatto di coordinazione e rapidità di azione. Ma non è tutto. I reparti di intelligence francesi sapevano che ci sarebbero potuti essere più attacchi in simultanea, perchè è questa la strategia del terrore con cui operano gli jihadisti. Ma le forze armate sono state convogliate maggiormente attorno allo stadio, poi fuori al bar Le Carillon che si trovava proprio dinanzi alla "Piccola Cambogia", altro ristorante in cui dei terroristi hanno aperto una sparatoria. Un'altra sparatoria è avvenuta indisturbata dinanzi ad un ristorante di Sushi, lì sono cadute 19 persone e gli jihadisti agivano indisturbati. Proprio in quel posto oggi, francesi commossi depongono rose all'interno dei fori dei proiettili sui vetri del locale.

TUTTA UNA QUESTIONE DI TEMPO - Tra il primo attentato ed il terzo, cioè quello all'interno del Bataclan, sono passati ben 55 minuti. Non è esattamente un "attacco simultaneo" (come è stato impropriamente detto n.d.r.), ma è un triplice attacco, fatto con una solida strategia militare che mira principalmente a due obiettivi: il primo è quello di fare quante più vittime possibile. Il secondo è invece quello di confondere le forze speciali francesi, creare caos affinchè venga resa difficile la comunicazione interna alle forze armate, evidentemente impreparate ad un attacco di questo tipo. In questo modo si è frenata la risposta delle forze di polizia. La strategia militare dei terroristi è infatti orientata a confondere le modalità e i tempi di risposta. C'è da dire che però, come abbiamo potuto vedere fuori al teatro, le teste di cuoio hanno aspettato un tempo davvero lungo prima di entrare. Tanto più lungo se si pensa che gli s.o.s. erano stati già lanciati. Una scelta che si potrebbe spiegare o con la malafede, o con una pessima comunicazione.n A conti fatti però, resta sempre una scelta che il governo non ha spiegato.  

Però Hollande ha dichiarato in conferenza stampa ieri che la Francia è "solida", "unita", "forte", che "non cadrà alla strategia del terrore".

Forse è vero quello che Hollande ha affermato ieri e ripetuto anche oggi, ma queste frasi potrebbero essere un boomerang. Chi ci dice infatti che la Francia sia davvero così solida e, se davvero lo fosse, perchè le forze speciali hanno atteso tanto prima di irrompere? Una risposta a queste domande sarà data sicuramente nelle prossime ore. Per adesso il questore di Roma non ha soddisfatto questi dubbi e ha precisato che "la sicurezza francese ha fatto il possibile". Quanto è accaduto è colpa di un attentato che non era possibile prevedere... Appunto, prevedere..

LA PREVEDIBILITA' - La non prevedibilità degli attacchi viene trasmessa a reti unificate in tutto il mondo. Già, del resto capiamo bene che è difficile, per i comparti di inteligence, intervenire preventivamente, però bisogna assolutamente dire che, sempre secondo fonti dispensate dall'intelligence francese, erano ben note ai servisi segreti circa cinque mila persone che avevano rapporti con le comunità islamiche e con gruppi legati alla Siria. Duemila di queste erano già partite per la Siria, nessuno le ha fermate nè in Francia, nè al confine, nè negli aereoporti. Hanno potuto viaggiare, nonostante fossero attenzionati dai servizi. Di queste duemila, ben 300 erano tornate in Francia. Siamo quindi sicuri che il progresso tecnologico di oggi, avrebbe consentito ai reparti di intelligence quantomeno di osservare con attenzione tutte le mosse almeno di questi 300. Stiamo parlando non di immigrati, ma di gruppi misti tra europei e immigrati. Inoltre la Francia vanta un tristissimo primato: sono proprio "figli del paese della rivoluzione" la maggioranza di jihadisti europei.

ATTENTATI DIVERSI – Molti hanno ricordato gli attentati del gennaio scorso all’interno della redazione di Charlie Hebdoe in cui persero la vita gran parte dei giornalisti e, soprattutto, dell'attentato all'interno del locale al centro di Parigi. Infatti la zona in cui si sarebbero mosse le reti terroristiche è la stessa: si tratta di Place de La Repubblique. Tuttavia, agli occhi dei commentatori più attenti, i due episodi terroristici sono profondamente diversi. Le modalità di attacco e la ragione per cui gli attentatori hanno voluto colpire la capitale della Francia è più marcata. Soprattutto, ad esser diversa, è l’etica dei terroristi.

L'ETICA DEI TERRORISTI - Durante gli attentati di gennaio, gli integralisti islamici avevano riferito ad alcune francesi prese come ostaggio all'interno del supermercato, di non preoccuparsi "perché loro non uccidono donne". Invece l’attentato di questa notte non ha fatto alcuna distinzione tra uomini e donne: gli attentatori sono andati in direzione del palco, in tutta tranquillità, hanno avuto il tempo di ricaricare il loro kalashnikov, hanno sparato sulla folla all’impazzata da destra a sinistra e da sinistra a destra. I corpi della gente che non è riuscita a salvarsi hanno cominciato a tappezzare il pavimento del teatro, intanto altri sono riusciti a scappare nel retro strisciando (una trentina), gli attentatori con calma e lucidità hanno ricaricato nuovamente le loro armi e hanno cominciato a fare esecuzioni di massa uccidendo, uno ad uno, tutti i presenti. Chi assisteva alla scena mandava messaggi di S.O.S. e chiedeva l’intervento di forze speciali armate, le cosiddette “teste di cuoio” che però sono entrate soltanto verso l’1,30. Nel frattempo fuori alla città c’erano altri punti nevralgici presi di mira, alcune sparatorie sono avvenute in luoghi vicini, nelle zone limitrofe al centro e nei pressi di Place de la Repubblique.

LO STADE DE FRANCE – Ma tornando alla carneficina del 13 novembre 2015, bisogna soffermarsi anche sull’attentato fuori allo Stade de France, che è avvenuto tramite due terroristi che si sono fatti esplodere. Si è trattato del primo episodio di kamikaze all’interno del territorio europeo. Mentre i due si facevano esplodere, un altro ha lanciato delle granate all’esterno dello stadio in cui si disputava l’amichevole tra Francia e Germania. Era presente anche il premier francese Francois Hollande, che è stato immediatamente portato via, verso l’Eliseo. Sulla scia dell’emozione e della rabbia, il Presidente ha annunciato di voler chiudere le frontiere. Successivamente si è recato alla commissione straordinaria dei ministri francesi prevista per la mezza notte (simultaneamente le teste di cuoio si recavano al Bataclan). Dall’Eliseo hanno poi smentito la chiusura delle frontiere, che avrebbe comportato anche la chiusura dei voli aerei civili, cosa che non è possibile applicare in questo momento. All’interno della Francia però è stato proclamato lo stato d’urgenza che è chiamato tecnicamente “piano alfa” e prevede una vera e propria "mobilitazione di guerra" interna al territorio che conferisce alle forze di polizia maggiori poteri: è possible fermare qualsiasi soggetto sospetto, ordinare la chiusura immediata dei negozi e via discorrendo. Si tratta di una misura di sicurezza che è stata chiesta l’ultima volta nel 1944, cioè durante la Seconda Guerra Mondiale.

LA RIVENDICAZIONE DELL'ISIS - Questa notte alcuni profili riconducibili allo Stato Islamico hanno cominciato a rivendicare su Twitter gli attentati con tono celebrativo. Il web ha incriminato "la stampa nazionale" di aver dato la notizia senza verificare la veridicità. In realtà non è vero. L'accusa non sta in piedi. Anzi, chi ha seguito la diretta sarà che verso le 23,35 la rivendicazione è stata solo annunciata e nemmeno letta integralmente. Le agenzie infatti precisavano che la notizia doveva essere ancora verificata. E' stata poi la pubblicazione sulla rivista francese dello Stato Islamico a eliminare ogni dubbio.
Stiamo parlando di un organo di informazione molto curato, che ha il compito di veicolare le informazioni dalla base del califfato a tutte le nazioni francofone del mondo, lo Stato islamico infatti differisce da tutti gli altri gruppi terroristici, perché adotta una solida strategia mediatica, curata nei minimi dettagli e finalizzata al reclutamento di nuovi adepti. E’ come se fosse un gruppo terroristico di stampo occidentale e, forse, definirlo così, non è del tutto sbagliato. Tempo fa infatti young.it ha seguito uno speciale sull’ISIS, analizzandone le vere e proprie origini: il Califfo Al Baghdadi, sarebbe stato una punta di diamante nei servizi segreti israeliani. Similmente i gruppi terroristici dello stato islamico, sono stati finanziati e addestrati da comparti della CIA, come affermato proprio dai vertici governativi americani e da Hillary Clinton. Prima dell’ammissione della politica americana, la notizia che circolava da tempo in rete era marchiata di “complottismo”, ma in realtà si basava su "prove" fotografiche le cui modalità di reperimento e diffusione sono abbastanza incerte. L’obiettivo era il rovesciamento degli stati mediorientali ancora politicamente scomodi.

LA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE – Per questo è importantissima una collaborazione tra i servizi segreti francesi e quelli di altre nazioni europee. L’Isis, dopo aver rivendicato gli attentati in Francia e dopo averli celebrati anche sui suoi organi di stampa, ha annunciato che i prossimi bersagli saranno Londra, Washington e Roma. Proprio Roma potrebbe essere il prossimo bersaglio dato il Giubileo che è alle porte. L’Isis potrebbe pensare di attuare il suo piano di vendetta e di morte, riuscendo a fare una vera e propria strage di cristiani innocenti. Un’altra teoria che sicuramente è da prendere in considerazione, è la tendenza dell'Isis a fare più attentati in sequenza all’interno di una stessa città. Non è escluso però che gli attentati vengano effettuati in simultanea in più città europee.

Dalle numerose teorie che si accavallano in queste ore, dai commenti degli osservatori e dei giornalisti, capiamo che la cooperazione tra i vari paesi è fondamentale. Anche dal Cremlino arriva questa richiesta, L'Isis purtroppo ha dimostrato di essere un gruppo terroristico davvero spietato, molto più spietato di Al-nusra che ha colpito Parigi nel gennaio scorso avendo però cura di risparmiare le donne. L’idea dei miliziani dell’Isis, è quella di attuare una vera e propria strategia del terrore e indebolire i paesi colpendoli al cuore. In questo, purtroppo, c’è da sottolineare anche il loro successo visto che proprio Parigi, dopo l’attentato del gennaio scorso, è una delle città più sorvegliate d’Europa. Hollande aveva promesso che non ci sarebbero stati più attentati ma, evidentemente, non è stato così.

AGGIORNAENTI - Verso le 13,00 infatti una macchina con 4 persone armate avrebbe fatto resistenza ad un posto di blocco, un’altra cellula sarebbe stata fermata a Londra e gl 007 britannici stanno lavorando perchè si teme che un altro attentato venga portato a termine dalle cellule jihadiste che occupano basi segrete nel territorio europeo. Per questo i servizi segreti inglesi e francesi sono all’opera per tentare di sventare i prossimi attacchi. Al momento si annunciano 5 arresti a Bruxelles e perquisizioni all'interno di un aereo di linea che, dalla Germania, doveva atterrare a Parigi. La partenza era prevista per le 16,45, ma la polizia tedesca ha bloccato il volo a seguito di alcune minacce via Twitter.

ATTACCO ALL'UMANITA', ATTACCO ALL'EUROPA - L'attentato a Parigi tuttavia, non mira solo a punire il governo francese, che ha sempre affiancato quello americano nelle azioni militari in Nord Africa e medioriente, ma è stato colpito anche il paese simbolo della democrazia post rivoluzionaria. La stessa "democrazia" che è transitata per un "direttorio" che ha disseminato momenti di buio e di terrore, ma che ha avuto l'ardire di introdurre nella Costituzione addirittura il principio di "insurrezione popolare".

«Quando il Governo viola i diritti dei popolo, l'insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri».

 

 

Letto 34610 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Novembre 2015 19:11
Maria Melania Barone

Giornalista pubblicista, nasce nel cuore di Napoli il 22 ottobre del 1985. Dopo i primi 9 anni trascorsi a Como ritorna a Napoli dove svolge l’attività di giornalista freelance sin dal 2005. Compie studi umanistici presso la facoltà di Lettere Moderne Università Federico II di Napoli e si interessa fin da subito al mondo editoriale con particolare attenzione a politica, ambiente e geopolitica. Nel 2006 riparte alla volta della Toscana, Umbria, Abruzzo dove lavora in agenzie di comunicazione e come giornalista freelance. La profonda conoscenza del suo paese e il continuo degrado ambientale e politico che dilaga ovunque, la convincono sempre di più che il giornalismo deve servire principalmente ad aiutare le masse “in un progresso sociale, in un’evoluzione delle coscienze e dello spirito critico”. Su facebook amministra molte pagine con decine di migliaia di iscritti e, proprio grazie a questo strumento e all’attività informativa, contribuisce a fondare nel 2011 YOUng.it che, nel 2012, rientra nella top 500 dei siti più visitati in Italia. Lascia il ruolo di vicedirettrice nell'agosto 2015 per poi dirigere Il Falso Quotidiano.
Prima di YOUng.it e Il Falso Quotidiano ha lavorato in Citynews dove si occupa della sezione cronaca e politica locale di Pescara. Ha scritto su mediterraneaonline.eu per la sezione ambiente, ha pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno e Yahoo Lifestyle. Grazie alla sua "insana" passione per l'enogastronomia ha collaborato con Informacibo.it. Tra le sue esperienze più felici e formative rientra la lunga collaborazione con Dazebao.org e Dazebaonews.it, dove si è occupata di politica, ambiente, cronaca e società. E’ presente dal Luglio 2011 su Medias come giornalista esperta nel settore cronaca e società. Tra le sue maggiori inchieste e reportage rientrano: “L’oro nero dei petrolschiavi”, “Filovia di Pescara: storia di una piccola Tav”, “H1N1 e il business dei vaccini cui i visionari si opposero” oltre ad analisi geopolitiche sulla situazione ucraina, greca, e mediorientale.
Oggi ha accettato con entusiasmo la direzione de Il Falso Quotidiano, ambizioso progetto che si propone di leggere con spirito critico i maggiori organi di stampa, in modo da dare al lettore un'analisi a 360° delle diverse prospettive con cui è possibile analizzare le notizie di attualità. Si occupa anche di strategie di comunicazione e campagne per dar voce a battaglie sociali.
L'informazione dipende anche da come ce la raccontano e, in questo momento storico, occorre raccontarla in modo completo. Il giornalismo assurge soprattutto ad una funzione didattica che è volta a stimolare il Progresso. Ma il Progresso è alimentato dallo spirito critico e si misura con la consapevolezza di un Popolo.

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Privacy

×
Iscriviti a "Il Falso Quotidiano.it" per rimanere sempre aggiornato!