Domenica, 03 Gennaio 2016 13:53

Montanari: "L'inquinamento non potrà mai scomparire con le targhe alterne" In evidenza

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Ormai è una non notizia: l’Italia, con la Pianura Padana e le grandi città in particolare, è assediata dallo smog. Capita sempre più spesso e quasi non ci si farebbe caso, non fosse che per la seccatura di dover rinunciare per un po’ all’adorata automobile, appendice inseparabile del corpo umano. Non tanto: qualche giorno. Non dappertutto: le amministrazioni locali non la pensano tutte allo stesso modo. Non in ogni caso: targhe pari e targhe dispari, se siete in tre sui sedili, se siete un medico che corre a un capezzale, se siete uno dei tanti che possono più o meno legittimamente usare mezzi delle amministrazioni pubbliche. E poi ci sono sempre le auto di servizio in giro, e ci sono autobus che non troppo di rado sfiatano fumi nerissimi e trasportano magari quattro persone… Tutte giustificazioni su cui non si può discutere. Di fatto, comunque, l’inquinamento continua indisturbato.

Ma i burocrati e i politici hanno preso le loro decisioni. Ecco, allora, che, colpendo a morte il traffico, la nebbia avvelenata scompare. O no? Beh, forse no. Basta dire che scompare. Basta dire che le centraline mandano messaggi confortanti. Basta leggere articoli come quello di Oscar Giannino, un articolo che invito a leggere perché ci riempie tutti di ottimismo. In questo caso è sufficiente lasciare da parte quisquilie come la laurea fasulla, le stravaganze che l’autore partorisce e la sua solida competenza zero. Come ormai è diventata abitudine comune imperante, il personaggio disserta su argomenti a lui del tutto sconosciuti e tuttavia i polmoni ne trarranno senza fallo giovamento.

Ma Giannino non è solo. Con lui si schiera lo scienziato Umberto Veronesi a rassicurarci tutti: "Respirate tranquilli le polveri e tutte le porcherie aeree del mondo, è il fumo di tabacco che vi fa ammalare".

Che il fumo di tabacco faccia ammalare è un fatto indiscutibile, ma ciò che il professore ignora è che le polveri, quelle di dimensione più piccola che stanno diventando ogni giorno più comuni, restano nei polmoni solo pochi secondi e lì, agendo per un tempo così limitato, non riescono a fare guai particolari. Poi, dopo quei pochi secondi, entrano nel sangue e, con il sangue, se ne vanno ovunque nell’organismo provocando malattie cardiovascolari, cancri della natura più disparata, aborti, malformazioni fetali e, insomma, tutta la lunga serie delle cosiddette nanopatologie. Se il professore dedicasse un po’ di tempo allo studio invece di pontificare da “lei non sa chi sono io”, forse non sparerebbe sciocchezze.

Intanto chi tiene il timone della società ha cominciato a prendere contromisure importanti, per esempio obbligando chi guida un mezzo con motore Diesel ad equipaggiarlo con un filtro antiparticolato. Malauguratamente si tratta di un aggeggio che peggiora, e non di poco, la situazione sanitaria liberando polveri molto più fini di quelle che uscirebbero se il filtro non ci fosse, ma l’importante è che le centraline emettano sentenze confortanti. E con quell’apparecchio, capace com’è di volatilizzare i residui carboniosi, le centraline che valutano le polveri sono gabbate.

Le centraline: un mito per tanti comitati ambientalisti. Peccato che non ci sia nulla di più taroccabile delle centraline. Per prima cosa queste sono generalmente costruite per rilevare, nell’infinità d’inquinanti più diversi, non oltre una dozzina di parametri e, purtroppo, le rilevazioni sono piuttosto rozze. Prendiamo le polveri: anche se l’apparecchio che un tempo valutava le PM10 è aggiornato per le PM2,5, non dice nulla riguardo la suddivisione per dimensione delle polveri, parametro fondamentale per pronosticare la loro capacità d’indurre malattie. La centralina si limita a pesare le particelle con un diametro (diametro aerodinamico) pari o inferiore a 2,5 micron contenute in un certo volume d’aria, e si ferma lì. Le particelle con un diametro 10 o, ancor di più, 100 volte più piccole risultano in questo modo scarsamente rilevanti per la misura che ne esce, mentre sono proprio quelle ad essere più patogene e sono proprio quelle ad essere sempre più presenti nell’aria.

Un altro tra i pochi parametri leggibili dalle centraline è, ad esempio, il peso del carbonio organico totale (TOC). Ma di sostanze organiche, vale a dire contenenti carbonio, ne esistono a milioni e ognuna ha un impatto sulla salute che gli è proprio e che spesso non ha nulla a che spartire con altri composti raggruppati nella stessa misura. Di fatto il TOC ha ben poco di più di un significato burocratico.

E anche i cosiddetti metalli pesanti sono valutati insieme senza differenziare l’uno dall’altro, cosicché non è possibile rendersi davvero conto di quale sia la situazione dal punto di vista sanitario, essendo quegli elementi quanto di più diverso dal punto di vista sanitario. Aggiungo, poi, che la tossicità di un elemento varia non poco con il suo stato fisico. Una particella di alluminio, ad esempio, è infinitamente più tossica dell’alluminio in stato atomico e la tossicità si estrinseca in un modo molto diverso.

Poi ci sono le famose diossine (non LA diossina ma LE diossine!) e le sostanze che alle diossine assomigliano (furani). Anche qui siamo a varietà molto numerose, ma la particolarità più importante è che quei parametri non sono rilevabili in maniera continua.

Taroccabili, ho detto per le centraline, e, infatti, basta collocarle in maniera “furbetta” e i risultati saranno quelli che si desiderano o, almeno, non troppo lontani da quelli. Nell’ormai lontano marzo 2010 addirittura Il Corriere della Sera, giornale certo non definibile come rivoluzionario, pubblicò un articolo in cui si riportavano deviazioni fisse tutt’altro che trascurabili dai dati reali per le centraline lombarde con deviazioni anche del 40%.

E c’è sempre la possibilità, di fatto praticata con assiduità, di mettere “in manutenzione” le centraline quando l’inquinamento raggiunge vette tali da rendere impossibili i trucchi.

Non si dimentichi, poi, che il controllo di non pochi impianti fortemente inquinanti come gl’inceneritori di rifiuti è affidato ai gestori. Chiunque può immaginare quale sia il grado di accuratezza dei dati che escono. Insomma, noi non abbiamo niente da imparare dalla Volkswagen.

E, allora, che fare? La soluzione più comunemente accolta è quella di prestare fede a chi promette miracoli attuando questa o quella contromisura, pur se quella contromisura (per esempio la riduzione temporanea del traffico) non ha mai dato esiti favorevoli. O, quando la fantasia per i miracoli è arrivata all’esaurimento, prestare fede a chi racconta panzane sussurrando che le cose stanno migliorando.

Di fatto, non esistono possibilità che esulino da sangue, sudore e lacrime, per usare un’immagine partorita da Winston Churchill. Bisogna ridurre la quantità di rifiuti prodotti perché una fetta non indifferente dell’inquinamento atmosferico viene dal loro incenerimento, e bisogna vietare l’uso di materiali incompatibili con l’ambiente come, ad esempio, il PVC, la plastica più usata da noi. Bisogna migliorare l’efficienza dei motori, perché moltissima energia contenuta nei carburanti viene sprecata, e, dei carburanti, bisogna pure migliorare la chimica. Bisogna imparare a centellinare l’energia, perché quella viene prodotta nella maggior parte dei casi bruciando petrolio o carbone, e bisogna smettere di dare permessi di costruire impianti demenziali come quelli a biomasse, ricordando che l’Italia ha un potenziale di produzione energetica più che doppia rispetto all’energia che impiega di fatto, e che quel tipo d’impianti serve solo a convogliare denaro pubblico nelle tasche di qualcuno. Sangue, sudore e lacrime per tutti ma anche un freno alla corruzione e alle ruberie che sono spesso all’origine di almeno parte dell’inquinamento. In definitiva, bisogna cambiare stile di vita.

Stefano Montanari

Letto 11214 volte Ultima modifica il Domenica, 03 Gennaio 2016 15:42
Stefano Montanari

Esperto di nanopatologie e nanoparticelle direttore del laboratorio nanodiagnostics.it che dirige insieme alla moglie Antonietta Gatti. E’ uno dei teorici e studiosi di esperimenti di geoingegneria. Autore di diversi brevetti nel campo della cardiochirurgia e di numerose pubblicazioni scientifiche, da anni svolge un’intensa opera di divulgazione scientifica nel campo delle nanopatologie, soprattutto per quanto riguarda le fonti inquinanti da polveri ultra-fini. Dal 2012 sua moglie per le ricerche effettuate dal laboratorio Nanodiagnostics è stata inserita, in Cina, nel gruppo dei 32 scienziati più importanti al mondo.

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