Venerdì, 11 Dicembre 2015 16:04

Fratelli Kock: burattinai top secret della politica americana In evidenza

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Più o meno tutti ci ricordiamo degli anziani fratelli miliardari di Una poltrona per due, che speculavano su tutto al punto da scambiare le vite di Eddie Murphy e Dan Aykroyd per una scommessa da un dollaro. Ebbene, questa coppia di fratelli esiste davvero e porta il nome di Charles e David Koch, due miliardari nel settore petrolchimico e tra i più grandi finanziatori del Partito Repubblicano - in particolare della sua ala più estrema - con tanto di agenzia d’intelligence al loro servizio per la sorveglianza di politici in vista delle prossime presidenziali.

Chiuso in anonimi uffici alle porte di Washington, un team di esperti di intelligence tra cui almeno un ex agente dei servizi segreti Usa, conduce queste operazioni clandestine per conto dell’oscura coppia di fratelli. A metà novembre, la rivista online Politico.com ha smascherato la "Kia", una sorta di "Cia parallela" creata dai fratelli Koch. L'obiettivo è indirizzare al meglio il quasi miliardo di dollari (889 milioni, per la precisione) di qui al 2016 che gli ultrasettantenni Charles e David sono pronti a spendere per contagiare la piazza con idee politiche propizie ai loro interessi industriali: impianti di petrolio, gas, raffinerie, polimeri e fibre in 45 Stati che li hanno resi, quanto a ricchezza conglobata, i quarti 'paperoni' della nazione.

L'operazione, che ha base negli uffici Koch di Arlington in Virginia ed è stata definita una struttura di ‘intelligence competitiva’, usa strumenti high-tech degni della vicina agenzia di Langley per monitorare i movimenti degli attivisti liberal: tra questi i dati geografici ‘incastonati’ nei loro messaggi sui social network. I Democratici vanno seguiti ‘in tempo reale’, spiega Politico rivelando che il bersaglio principale è la Democracy Alliance, un consesso di ricchi donatori vicini al partito del presidente Obama che sostengono finanziariamente gruppi a loro volta impegnati nelle cause liberal: dalla lotta al riscaldamento globale e alle diseguaglianze, per espandere l'accesso al voto e i diritti dei gay. Nel 2012 i Koch avevano messo in campo 400 milioni di dollari. Soldi sprecati, alla luce dei risultati: Obama rieletto alla Casa Bianca e i democratici ancora in controllo del Senato.

Stavolta, avendo preventivato di spendere oltre il doppio della cifra, i fratelli non vogliono ripetere l'errore. Secondo Politico, i fratelli non vogliono solo far vincere ai repubblicani le elezioni. L'obiettivo finale è riallineare la politica americana, il governo e la società con le filosofie di libera iniziativa industriale che Charles e David vorrebbero di nuovo dominanti.

La notizia dell’esistenza della Kia ha gettato nuova luce sull’oscuro profilo dei due anziani ultramiliardari. Un lungo profilo pubblicato nel 2010 da New Yorker li ha definiti «dei libertari di lunga data che credono in un regime fiscale drasticamente basso per gli individui e le industrie, un welfare ridotto al minimo per i bisognosi e pochissimi controlli per l’industria – specialmente controlli ambientali». Secondo Forbes il patrimonio di ciascuno dei due è superiore ai 40 miliardi di dollari, derivante perlopiù dalle Koch Industries, un gruppo industriale da circa centomila dipendenti fondato nel 1940 dal padre Fred che si occupa di produzione di energia e raffinazione del petrolio. Un colosso che possiede anche molte società sussidiarie nei settori di chimica, fertilizzanti, fibre e polimeri, estrazione mineraria, carta, tecnologie per il controllo dell’inquinamento, commercio di materie prime, allevamento di bestiame e che nel 2013 ha conseguito un fatturato di 115 miliardi di dollari, attestandosi al secondo posto per dimensioni tra le compagnie private degli Stati Uniti.

Nonostante i Koch siano impegnati in diverse attività filantropiche – negli anni hanno versato circa 1,2 miliardi di dollari a favore della ricerca sul cancro – le loro aziende hanno avuto diversi guai legali. Nel 1999 una giuria del Texas ha condannato il gruppo Koch al pagamento di una multa di 296 milioni di dollari per la rottura di un oleodotto, all’epoca la più alta comminata a un’industria americana. A causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza, secondo la giuria, la rottura dell’oleodotto aveva provocato un’esplosione in cui erano morti due ragazzi. Nel 2001 la società delle Koch Industries che si occupa di raffinazione del petrolio fu condannata al pagamento di una multa di 20 milioni di dollari dopo essersi dichiarata colpevole di avere disperso nell’aria anni prima un gas tossico dal proprio impianto di Corpus Christi, in Texas, e di aver cercato di nasconderlo.

Nel 2011 un’inchiesta di Bloomberg rese noto che i Koch avevano licenziato una propria dipendente. Ludmila Egorova-Farines. che aveva scoperto un giro di tangenti adottato da una sussidiaria della società in Francia, la quale aveva inoltre intrapreso dei commerci con l’Iran. Un esempio su tutti: mandata ad Arles (Fracia) a indagare sulle politiche della Koch-Glitsch, divisione francese del gruppo la donna ha scoperto in meno di una settimana che erano stati effettuati pagamenti illeciti per assicurarsi contratti in sei diversi Paesi (Algeria, Egitto, India, Marocco, Nigeria e Arabia Saudita) e autorizzati dal direttore della divisione francese di Koch-Glitsch. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2002 e i 2008.

Leon Mausen, business director di Koch-Glitsch Francia dal 1998 al 2008 è stato licenziato dalla società per pagamenti illeciti in Medio oriente di quella che viene descritta nella lettera di licenziamento come una ‘commissione insolitamente alta del 23% a uno degli agenti di vendita’. “Tali attivita’ costituiscono violazioni della legge”, scrive Koch Industries in una nota, datata 8 dicembre 2008. La lettera è stata resa pubblica dalla procura francese a settembre dell’anno scorso, ma il documento non è mai stato riportato dai media.

Charles e David Koch, come accennato all’inizio, sono comunemente noti soprattutto per essere da decenni i finanziatori più importanti del Partito Repubblicano. Negli anni hanno distribuito soldi a varie associazioni e società no profit disposte a portare avanti battaglie politiche di destra – come quella contro la diffusione della teoria del surriscaldamento globale o quella contro la riforma sanitaria approvata dall’amministrazione Obama – e hanno sostenuto le campagne elettorali di decine di candidati ad elezioni locali e nazionali. Il Washington Post riporta che il presidente della Freedom Partners durante un’intervista ha detto che l’obiettivo dell’associazione è rendere centrale, negli Stati Uniti, l’idea di un mercato totalmente libero e che «la politica è un mezzo necessario per perseguirlo».
Negli scorsi anni sono stati fra i finanziatori dei Tea Party, l’ala più radicale e populista della destra repubblicana sebbene per lungo tempo abbiano negato un coinvolgimento nelle loro attività politiche. Nel 2012 dopo che il loro candidato alle primarie repubblicane Herman Cain si ritirò –
dopo essersi definito, fra le altre cose, «uno dei fratelli Koch, solo nato da una madre diversa» – passarono ad appoggiare Mitt Romney, il quale però non è mai stato vicino ai Koch (nel 2012 i Koch organizzarono soltanto una cena di sostegno dello sfidante di Obama, per partecipare alla quale ogni invitato doveva donare 50 mila dollari per la sua campagna elettorale).
A fine gennaio
hanno fatto sapere che intendono raccogliere gli 889 milioni di dollari (circa 782 milioni di euro) citati all’inizio da investire nella prossima campagna elettorale per eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti. La cifra è stata annunciata durante un convegno annuale di tre giorni organizzato da Freedom Partners, la principale lobby politica legata ai Koch, con sede a Rancho Mirage, in California. In molti ritengono che questa enorme mole di denaro giocherà una parte notevole nella prossima campagna elettorale, una volta deciso a chi saranno assegnati: tanto più che i Democratici, come spiega un esperto contattato da Reuters, avranno grande difficoltà anche solo a pareggiare una cifra del genere; e che solo un candidato democratico molto forte e provvisto di una solida rete di contatti – al momento la sola Hillary Clinton – potrebbe competere.
Charles e David Koch non sono certo gli unici straricchi a strafinanziare candidati. Tuttavia la Corte Suprema, con la
sentenza sul caso Citizens United, del 2010, ha cancellato i limiti di spesa nei finanziamenti elettorali dati dalle imprese considerandoli una «violazione del Primo Emendamento sulla libertà di espressione». Un’altra sentenza dello stesso anno ha inoltre permesso l’istituzione dei cosiddetti Super PAC, comitati elettorali che possono ricevere donazioni illimitate da singoli individui, società e associazioni, a patto che non coordinino le loro azioni con i candidati. Da allora la politica americana è più che mai in ostaggio dei grandi finanziatori, a cominciare proprio dai fratelli Koch.

Letto 4042 volte Ultima modifica il Venerdì, 11 Dicembre 2015 16:27
Luca Troiano

Laureato in Giurisprudenza ed in Economia e Finanza. E’ Avvocato Penalista e Civilista ed esperto in diritto bancario. Si è sempre interessato di geopolitica ed ha fondato per passione il blog “GEOPOLITICAMENTE”, uno dei più visitati in Italia.

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