Mercoledì, 28 Ottobre 2015 00:05

Grecia e Siria: dove non c'è l'Isis ci pensa l'euro In evidenza

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A seguito delle ingerenze di certe monarchie del golfo e occidentali che hanno messo a ferro e fuoco la Siria, la situazione si è inasprita con l'infiltrazione dell'Isis, comandata e addestrata dai soliti noti. Questo si sa. Quello che non si sa invece è che il paese non si è mai arreso né sul piano economico, né su quello militare che, fino ad oggi, ha dimostrato di saper tenere testa alle milizie dello Stato Islamico.

I mass media infatti non hanno mai raccolto davvero i dati dell'occupazione e dell'economia interna siriana che erano addirittura invidiabili almeno fino al 2012 quando, in pieno conflitto,  la Siria ha registrato un tasso di disoccupazione invidiabile rispetto ai Paesi dell’eurozona. Chiaramente l’aumento dei senza lavoro è stato inevitabile ma, comunque, non è riuscito a toccare i livelli devastanti di Grecia e Spagna. Quest’ultimi infatti registrano tassi intorno al 25%, mentre il Paese mediorientale si è fermato al 14,9%, fermandosi dunque alla metà.

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Per quanto concerne invece i gradi di istruzione media del popolo siariano, Damasco registra livelli più alti rispetto ad Atene e, non a caso, la Merkel ha voluto “profughi” siriani, lasciando che i clandestini provenienti dai Paesi con tassi di analfabetismo altissimi, potessero sbarcare in Italia, Grecia o in altre regioni europee. La spesa per l’istruzione in Siria, in percentuale al pil, supera quella di Spagna Grecia ed Italia.


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 Oltre alla “retorica” del popolo siriano che non si arrende e lotta per il suo Paese, dopo aver guardato questi dati, bisognerebbe comprendere anche il fatto che i danni economici in tempi di “pace” possono essere molto più impattanti rispetto a quelli di una guerra militare, soprattutto se uno Stato, sebbene sotto attacco , preserva i suoi fondamentali di sovranità, a partire dalla sua banca centrale e senza vincoli di bilancio.
A guerra finita, con l’aiuto determinante della Russia (mentre Atene ha rifiutato l’aiuto di Mosca), la Siria non avrà nessun ostacolo per la sua ricostruzione e per un futuro di prosperità. Per la Grecia e per l'Italia invece all’orizzonte non ci sarà mai nessuna ricostruzione se si continua a rimanere nel manicomio dell’eurozona.
Mentre i siriani combattono, i greci si suicidano. Questo lascia capire che le guerre economiche in tempo di pace distruggono il morale della popolazione più di una guerra militare.

Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant (laddove fanno il deserto, lo chiamano pace) cit. Publio Cornelio Tacito.

In sostanza, dove non c’è l’ISIS ci pensa l’euro…

 

Letto 2969 volte Ultima modifica il Giovedì, 06 Luglio 2017 11:10

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