Mercoledì, 02 Dicembre 2015 11:40

Summit sul Clima, Montanari: "L'è tutto sbagliato! L'è tutto da rifare!" In evidenza

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Sempre in un passato di qualche anno, una cosa non troppo dissimile avvenne a Venezia nel corso di un congresso mondiale sull’inquinamento. In quel caso fu un professorino del Politecnico ad infamarmi: tutte balle.

Poi fui chiamato in India e in Cina, due paesi già da anni sconvolti dall’inquinamento. Mi si chiesero contromisure e io quelle contromisure le comunicai. Nessuna sorpresa se né in India né in Cina non si fece nulla di ciò che avevo consigliato.

E potrei continuare con i miei insuccessi riferendo della Terra dei Fuochi, di impianti fantasiosi e di non poco altro.

Ora c’è in corso a Parigi l’ennesimo summit mondiale sul clima, un consesso dove i potenti del Pianeta, tra una cena di lusso e uno show televisivo, stanno già partorendo i figlioli della loro saggezza. Senza perderci troppo tempo sopra, sono già uscite le stucchevoli chiacchiere che quelli ci stanno propinando da anni senza che si sia visto un solo risultato. Ognuno di loro se ne tornerà a casa contento di aver buggerato i colleghi strepitando che si deve fare questo e quello, ma quel questo e quel quello lo dovranno fare gli altri.

Noi italiani non facciamo eccezione. Il nostro premier, un premier che, sia ricordato tra parentesi, non ha mai goduto di un solo voto popolare, ha già provveduto ad abbracciare entusiasticamente il progetto di un’altra dozzina d’inceneritori di rifiuti e nel paese dove lui impera si continuano ad aprire a raffica impianti di cosiddetta produzione di energia a cosiddette biomasse. Lasciando per un attimo da parte l’imbroglietto del prefisso bio, si tratta di strutture che costituiscono un piccolo monumento alla follia e alla corruzione, strutture che, andando a fare bene i conti, non solo non producono un Watt di energia ma di Watt ne consumano tanti. Però, grazie ad un gioco di prestigio, si finge che l’energia la producano e, così, lo stato, cioè noi, premia con un bel po’ di quattrini quelli che sono travestiti da imprenditori, di fatto imprenditori con i denari altrui. Veleni nell’aria? Tutte balle!

Non contenti di devastare l’atmosfera con inceneritori e biomasse, biomasse che per legge sono quasi qualunque rifiuto, pneumatici fuori uso compresi, noi ci prodighiamo a massacrare il terreno spargendovi sopra il micidiale compostato che esce da quegl’impianti e spacciato per concime (qualcuno ha dato un’occhiata alle piante malformate che ne escono?). Ma non ci limitiamo alla superficie: noi andiamo anche sottoterra grazie al fracking, una tecnica vietata in alcuni stati dopo le conseguenze decisamente poco belle che l’applicazione di quella tecnica ha provocato. Per chi non lo sapesse, semplificando molto, il fracking consiste nell’iniettare liquidi ad alta pressione sotto terra per spremere rocce e sabbie in modo che cedano le ultime tracce di petrolio che contengono. Gli effetti immediati? La terra trema.

E poi c’è il petrolio. Sotto le sabbie dell’Adriatico ce n’è ancora qualche goccia e così noi italiani perforiamo i suoi fondali. Che importa se pesca e turismo andranno a quel paese insieme con la pulizia delle acque, qualcosa, comunque, ormai tutta da dimenticare? In fondo “quel paese” siano noi.

Stamattina, per puro caso, mi è capitato di sentire il nostro ministro dell’ambiente alla radio, un personaggio, manco a dirlo, che siede dove sta senza che nessuno lo abbia gratificato con un voto. L’unico risultato elettorale di cui il dottor Galletti può dirsi forte è un 4,2% riportato quando si presentò alle elezioni per diventare governatore della regione Emilia Romagna. Insomma, dal punto di vista del consenso popolare una mezza tacca. Competenze sull’ambiente? Nessuna, perbacco! Ma questo non lo differenzia da tanti colleghi e da tanti predecessori. Comunque, restando all’esibizione radiofonica di stamattina, raramente si arriva a sentire un concentrato di aria fritta simile, un’aria fritta che inquina almeno quanto i gas serra, e questo per la convinzione, forse nemmeno troppo infondata, che noi italiani siamo un popolo di fessi.

Intanto, però, noi siamo campioni europei per quanto riguarda inquinamento e morti conseguenti. Il dato è ufficiale. I padani, e io sono tra loro, regalano almeno tre anni della loro vita all’inquinamento atmosferico contro i nove mesi medi del resto del Continente. Ma che importa?: qualche sacrificio lo si deve pur fare se vogliamo nuotare nell’oro come stiamo facendo.

A volte, girandomi intorno, mi torna in mente il vecchio campione toscano Gino Bartali: “L’è tutto sbagliato! L’è tutto da rifare!” Ma, se lo dico, sono un catastrofista.

Stefano Montanari

Letto 1128 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Dicembre 2015 15:09
Stefano Montanari

Esperto di nanopatologie e nanoparticelle direttore del laboratorio nanodiagnostics.it che dirige insieme alla moglie Antonietta Gatti. E’ uno dei teorici e studiosi di esperimenti di geoingegneria. Autore di diversi brevetti nel campo della cardiochirurgia e di numerose pubblicazioni scientifiche, da anni svolge un’intensa opera di divulgazione scientifica nel campo delle nanopatologie, soprattutto per quanto riguarda le fonti inquinanti da polveri ultra-fini. Dal 2012 sua moglie per le ricerche effettuate dal laboratorio Nanodiagnostics è stata inserita, in Cina, nel gruppo dei 32 scienziati più importanti al mondo.

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