Sabato, 03 Ottobre 2015 02:01

Senza l’acqua del fiume Sele la piana tra Pontecagnano ed Agropoli sarebbe un deserto!

Scritto da Franco Ortolani
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Le attività agricole specializzate della piana del Sele, durante l’estate, sono possibili grazie all’acqua erogata dalle grandi sorgenti alimentate dai rilievi montuosi calcarei che alimentano il fiume con portate complessive di circa 15 metri cubi al secondo.
Le acque prelevate con la traversa di Persano in corrispondenza dell’Oasi omonima riforniscono ogni anno circa 250 milioni di metri cubi di acqua (equivalenti all’acqua accumulata in uno dei più grandi bacini artificiali d’Europa) agli impianti irrigui.
Gli interventi realizzati tra il 1932 e gli anni 80 sul fiume Sele rappresentano un bell’esempio di saggia gestione della risorsa idrica in una cornice definibile di “sviluppo sostenibile e duraturo” dell’ambiente naturale e antropizzato.
La sinergia tra risorse ambientali e interventi umani ha fatto si che l’area dell’Oasi di Persano sia diventata un vero e proprio monumento ambientale.
Senza quest’acqua la Piana del Sele sarebbe destinata al degrado produttivo, economico e sociale. L’acqua eventualmente inquinata determinerebbe la morte dell’Oasi e dell’economia agricola che garantisce la vita a decine di migliaia di persone.
E’ evidente che l’area dell’Oasi di Persano rappresenta una zona di grande valenza ambientale e socio-economica dove non doveva essere permesso di realizzare due discariche di rifiuti ad alcune centinaia di metri dal fiume.
Le leggi nazionali e regionali hanno tutelato questo monumento fino …alle discariche.
Ora non sono più sufficienti!
In coincidenza con i lavori alla galleria Pavoncelli vicino alle sorgenti di Caposele si sono verificate due morie di trote; scarichi di acque non depurate avvengono in varie parti del bacino idrografico: non possono essere più tollerate!

Finora due morie (ottobre 2013 e gennaio 2014) di trote nell'alto fiume Sele: troticidio di massa?

Si ricorda che il tratto fluviale "assassino" si trova poco a valle del sorgenti del Sele in un ambiente che dovrebbe essere incontaminato; non si trova alla foce dove si accumulano tutti gli scarichi non depurati o mal depurati.
Le analisi fatte hanno rivelato che la causa della moria dei pesci è stata "anossia" in quanto nelle branchie furono rinvenuti materiali litoidi calcarei dopo un periodo in cui, per un lungo tratto, l’acqua del fiume aveva assunto una colorazione biancastra che sembrava derivare da scarichi di un cantiere che operava nella zona.

Subito dopo il primo "attentato" alla salute del fiume avevo denunciato la irresponsabilità di chi aveva inquinato le acque (che a quanto pare non è stato ancora individuato) e la irresponsabilità dei rappresentanti delle istituzioni pubbliche che devono garantire preventivamente che le acque del Sele non vengano inquinate dal momento che l'acqua del fiume, più a valle, viene utilizzata per l'irrigazione di ortaggi e altri prodotti per l'alimentazione umana tramite il prelievo alla traversa di Persano (ogni anno sono prelevati circa 250 milioni di metri cubi per l'irrigazione della Piana del Sele).
Si fa presente che inquinare le acque del Sele equivale ad un attentato all'economia della Piana del Sele e alla salute dei cittadini che si alimentano con i prodotti irrigati con le acque derivate dalla traversa di Persano.
Un altro problema si affaccia per la prima volta nel bacino idrografico ed in quello idrogeologico che è più ampio in quanto comprende i rilievi montuosi che riforniscono di acqua potabile le sorgenti che alimentano il Sele.
Si tratta delle attività petrolifere che sono già state autorizzate in Basilicata con il pozzo Pergola 1 per l'estrazione di petrolio nel giacimento della Val d'Agri.
Il pozzo si trova in territorio della Basilicata ma nel bacino idrografico del Fiume Sele, in area di massima sismicità ed epicentro del sisma del 1857. Vale a dire che eventuali sversamenti di idrocarburi in superficie sarebbero trasportati dall'acqua, in alcune ore, fino alla traversa di Persano, Oasi Wwf e punto di prelievo dell'acqua per irrigare la Piana del Sele.
Due istanze di permesso incombono sui Monti della Maddalena che separano la Campania dalla Basilicata tra il Vallo di Diano e la val d’Agri. Le rocce affioranti sono carbonatiche molto fratturate e carsificate con bacini chiusi che drenano direttamente le acque superficiali trasferendole nella falda. Sono acquiferi che alimentano circa 4000 litri al secondo di acqua potabile di cui due nel Vallo di Diano. Vi è palese incompatibilità tra attività petrolifere e rocce carbonatiche affioranti che rappresentano un enorme serbatoio di acqua potabile.
Problema identico esiste a causa dell’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi Muro Lucano che interessa in parte le rocce carbonatiche che costituiscono l’acquifero dei Monti di Muro-Monte Marzano-Monte Ogna-Contursi Terme che alimenta circa 4000 litri al secondo di acqua potabile la Campania tra le sorgenti di Quaglietta e Contursi Terme e la valle del fiume Bianco sotto Buccino.
Anche parte dei Monti Picentini sono inseriti nel permesso di ricerca di idrocarburi Nusco, proprio per la porzione che comprende le sorgenti di Cassano Irpino e Caposele che usufruiscono di una portata media di circa 6-7 metri cubi al secondo.
Vi è stato un inspiegabile errore da parte ministeriale a includere i serbatoi naturali di acqua potabile nelle aree nelle quali possono essere attivate estrazioni petrolifere.
Però attualmente questa è la situazione!
Ho proposto da mesi che regione e stato individuino gli acquiferi carbonatici come santuari dell’acqua potabile con una protezione insormontabile.
Vi sono due discariche (Macchia Soprana e Basso dell’Olmo) che devono essere isolate dal fiume Sele per evitare le inevitabili (prima o poi si verificheranno) fuoriuscite di liquami verso le acque usate per l’irrigazione.
I serbatoi dell’acqua potabile dei Monti Picentini, dei Monti di Muro-Monte Marzano-Monte Ogna-Contursi Terme e dei Monti della Maddalena che devono essere tutelati istituendo i santuari omonimi dell’acqua potabile ed eliminando la possibilità di iniziare attività petrolifere sulle rocce permeabili dei serbatoi naturali.
Il pozzo Pergola 1 deve essere isolato dal bacino del fiume Sele in modo che ogni sversamento di materiale inquinante non possa raggiungere la traversa di Persano.
Vanno eliminati al più presto gli scarichi non depurati che avvengono ancora nel bacino idrografico.

Letto 1683 volte Ultima modifica il Domenica, 18 Ottobre 2015 00:15
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